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Falso attentato villa Ciancio, parla Squillaci: “Santapaola ne era a conoscenza”

CATANIA

Nell’udienza della scorsa settimana, relativa al processo d’appello sulle misure di prevenzione nei confronti dell’editore Mario Ciancio Sanfilippo, il magistrato Antonino Fanara ha chiesto l’acquisizione dei verbali del collaboratore di giustizia Francesco Squillaci. E dalle carte della procura relative alle dichiarazioni del pentito emergono alcuni particolari.

Francesco Mangion raccontò a mio padre che Ciancio, legato a Benedetto Santapaola, era preoccupato in quanto temeva che l’Autorità giudiziaria indagasse su di lui. Per tale ragione si decise di fare un attentato con un po’ di dinamite all’abitazione del Ciancio, dopo aver scartato l’idea di un incendio”. Sono solo alcune delle affermazioni sul falso attentato nella villa di Mario Ciancio Sanfilippo, fatte dal pentito Francesco Squillaci e contenute nelle carte della Procura di Catania.

Del falso attentato nella villa dell’imprenditore, denunciato nell’agosto del 1990, Squillaci aveva già parlato tempo fa. Oggi però il mafioso catanese, conosciuto con l’appellativo di “Martiddina”, ha rilasciato dichiarazioni in veste di collaboratore di giustizia. Nel corso dell’udienza del processo d’appello sulle misure di prevenzione nei confronti dell’editore del quotidiano La Sicilia, svoltosi la settimana scorsa, il magistrato Antonino Fanara ha chiesto l’acquisizione dei verbali del collaboratore.

Francesco Squillaci, elemento di spicco di Cosa nostra catanese, sta scontando la condanna all’ergastolo nel carcere di Opera per l’omicidio dell’ispettore della Squadra Mobile Giovanni Lizzio, ucciso il 27 luglio 1992. La scelta di “pentirsi”, però, è stata presa tra l’aprile e il maggio del 2018.

Nel verbale del suo interrogatorio, a proposito del finto attentato, il collaboratore di giustizia afferma: “Io non so se Ciancio era in casa, ma credo che non ci fosse in quanto sapeva che ci sarebbe stato l’attentato, anche se non so se qualcuno lo abbia avvertito del giorno”. Aggiungendo inoltre: “Santapaola era già a conoscenza della questione, tanto che mio padre gli disse solo che la questione del dottore era risolta”.

Nel lungo dialogo con i magistrati, Squillaci aggiunge anche qualche particolare, affermando che: “La questione, in realtà, per come riferiva Mangion, interessava oltre a Ciancio, proprio Benedetto Santapaola, che era legato – a dire dello stesso Mangion – a Ciancio da una vecchia amicizia”.

11 dicembre 2018

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