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Ciancio all’attacco di Ultima Tv “passando” per l’Etna

Da quando è nata Ultima Tv, le pagine del quotidiano La Sicilia hanno riportato, con una frequenza impressionante, le dichiarazioni di noti personaggi che si sono accreditati come depositari di tutte le verità in tema di Etna e pronti a puntare il dito su gestioni e presunti monopoli come quello dei servizi di accesso alle quote sommitali del vulcano gestite da una società facente parte del nostro gruppo editoriale. A leggere le dichiarazioni dei soggetti che si sono susseguiti nelle interviste e nei virgolettati, è sempre stata raccontata una versione artefatta e strumentale dei fatti: l’Antitrust è intervenuta sulle falsità dette e lasciate intendere, ma a fronte della successiva audizione dei vertici della società Funivia dell’Etna s.p.a., proprietaria dell’impianto, è stato chiarito che il problema non sussiste visto che si tratta di un impianto privato e non pubblico e il Garante per la Concorrenza non ha MAI parlato di monopolio altrimenti sarebbe intervenuto. Ma di questo nelle dichiarazioni, non vi è stata alcuna traccia.

Quindi nessun “monopolio” anche perché la stessa società non gestisce più le escursioni per l’accesso alle quote sommitali di Etna Nord già dal 2016. Ha infatti deciso di non partecipare al bando di gara scorso e quindi “vinto” dall’Ati unica partecipante e neanche di presentare il project financing (o sarebbe meglio dire manifestazione di interesse) su Piano Provenzana, concentrando l’interesse solo su Etna Sud in perfetta concorrenza con l’altra impresa che effettua il servizio sul versante nord. Anche di questo: mai nessuna traccia, ma anzi, ad ogni articolo dell’imparziale testata e del deontologico giornalista riscontriamo la solita dicitura “monopolio” e “gestore storico” nel tentativo di presentare una realtà ben diversa.

Un altro esempio è dato dal fatto che la stessa società attualmente proprietaria e gestore della stazione sciistica di Etna Sud, ha in carico l’onere anche della gestione delle piste da sci di Etna Nord. Parliamo di onere perché, nei fatti, si tratta di attività in cui, il gestore registra saldi in passivo e che in tutta Italia vengono finanziati dal pubblico mentre, paradosso, qui è il privato che paga la concessione ai Comuni per delle attività in perdita. Come mai qui non si parla di monopolio? La società se n’è sempre fatta carico perché lo considera un unicum assolutamente fondamentale nella visione complessiva del bene del vulcano. Ma di questo mai nessuna traccia nelle pagine del quotidiano, dove invece la parola “monopolio” e la frase “gestore storico” e “affidamento” della pista escursionistica (come se la società non avesse vinto i relativi bandi) è stata ripetutamente usata per raccontare una versione falsa dei fatti per essere meglio strumentalizzata dal giornale e dai politici che volevano “cavalcarne” l’argomento.

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