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Peculato, Mons. Gristina: “Sono estraneo alle accuse contestatemi”

L’Arcivescovo di Catania, Mons. Salvatore Gristina, indagato per peculato nell'ambito dell'inchiesta sulla gestione dell'Oda, si difende dalle accuse.

CATANIA

 

“Sono assolutamente estraneo alle accuse che mi sono state contestate. Ho fiducia e rispetto nei confronti dell’Autorità giudiziaria e mi auguro che venga acclarata l’assoluta legittimità del mio operato”.

Sono queste le parole dell’Arcivescovo di Catania, Mons. Salvatore Gristina, all’indomani della diffusione della notizia dell’indagine che lo vede coinvolto. L’Arcivescovo è, infatti, indagato con l’accusa di peculato in concorso con Monsignor Santo Russo nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dell’Oda, l’ente di assistenza ai diversamente abili più importante della provincia di Catania e gestito dal Clero. Altre due persone, Alberto Marsella, amministratore delegato rimosso da Gristina, e una impiegata dell’Oda, Daniela Stefania Iacobacci, sono indagate per appropriazione indebita.

La Procura ipotizza per Gristina e Russo un’appropriazione di denaro derivante da finanziamenti pubblici, avvenuta tra il 2013 e il 2015.  I due, secondo l’accusa, avrebbero predisposto un contratto simulato di locazione tra Oda – conduttore – e l’Opera Diocesana Catanese per il Culto e la Religione (Odccr) – locataria e soggetto interposto nel contratto di acquisto – stipulato in realtà “al solo fine il dissimulare il contratto di acquisto dell’immobile di Via Galermo”. I due, inoltre, si sarebbero appropriati di somme erogate come finanziamenti a sostegno della formazione professionale per 260.136 euro.

L’ipotesi di reato per Iacobacci e Marsella, invece, è quella di essersi “appropriati dal settembre del 2016 all’aprile del 2017 delle rette mensili relative ai mesi di settembre ed ottobre 2016 e gennaio 2017 versate dagli utenti della Casa di riposo “Madonna di Lourdes” alla Fondazione Oda per 10.580 euro e di essersi appropriati di un contributo dovuto dalla ditta ‘Emmeti Italia’ a titolo di rimborso delle spese di energia elettrica sostenute dalla Fondazione Oda a fronte dell’istallazione di distributori automatici per complessivi 3.500 euro”. Si sarebbero inoltre “appropriati di 26.197 euro mediante l’utilizzo non giustificato di carte di credito prepagate ricaricate con addebito sui conti correnti intestati alla Fondazione Oda”.

20 luglio 2018

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