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Montante, dalla lotta alla mafia alle accuse di corruzione

CALTANISSETTA

Una figura piena di contraddizioni quella di Antonio Calogero Montante. Il presidente della Camera di Commercio, ora agli arresti domiciliari con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, era, infatti, considerato fino a non molto tempo fa un paladino della giustizia. Tra i più impegnati nella svolta antimafia di Confindustria, aveva anche ricoperto la carica di responsabile nazionale per la Legalità.

Già due anni fa Montante aveva, però, ricevuto un avviso di garanzia per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. All’epoca si ipotizzava, infatti, che l’uomo intrattenesse rapporti di amicizia e di  affari con Vincenzo Arnone, boss di Serradifalco, figlio di Paolino Arnone, storico padrino della provincia di Caltanissetta.

A trascinare Montante dentro questa bufera legale furono le confessioni di tre pentiti. Tra questi Salvatore Dario Di Francesco, compaesano di Montante, mafioso di Serradifalco e compare di Vincenzo Arnone, a sua volta testimone di nozze dell’ex presidente di Sicindustria. Legami di paese che vennero a galla in seguito alla diffusione in rete di alcune foto che ritraevano il presidente della Camera di Commercio insieme a Vincenzo Arnone nella sede dell’Associazione Industriali di Caltanissetta, oltre che del certificato di matrimonio di Montante con i nomi dei padrini di nozze, due dei quali erano proprio gli Arnone di Serradifalco, padre e figlio. Di Francesco, raccontò di appalti pilotati nella zona – e in particolare al Consorzio Asi, l’Area di sviluppo industriale  –  dal 1999 al 2004.

Un’indagine, dunque, estremamente delicata, soprattutto per l’influenza che Montante ha esercitato nelle vicende politiche siciliane degli ultimi anni.

14 maggio 2018

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