Ti trovi qui
Home > Apertura > Black Job: Tito Amich, dai domiciliari al carcere per le telefonate alla fidanzata

Black Job: Tito Amich, dai domiciliari al carcere per le telefonate alla fidanzata

CATANIA

 

Si è aggravata, con il suo trasferimento in carcere perché avrebbe violato il regime dei domiciliari, la posizione del direttore dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Catania Domenico Tito Amich, arrestato il 3 maggio scorso per corruzione nell’ambito dell’operazione “Black job” della Procura di Catania. L’indagato, violando il divieto di interloquire con alcuno ad eccezione del suo legale, l’avvocato Salvo Trombetta, avrebbe anche effettuato delle telefonate sempre alla sua fidanzata. Per questa ragione il Pm titolare dell’indagine, Fabio Regolo e l’aggiunto Sebastiano Ardita, hanno chiesto e ottenuto dal gip Giuliana Sammartino l’aggravamento della misura per “esigenze di carattere probatorio”.

Secondo le accuse, Amich avrebbe compiuto atti contrari ai doveri d’ufficio in favore dell’Enaip, l’ente ACLI di Istruzione e formazione professionale rappresentato da Franco Luca, in cambio della promessa da parte di stabilizzare proprio la fidanzata e sua sorella.

Il Gip ha anche revocato l’interdittiva della sospensione per un anno che era stata comminata al legale dell’Enaip, Ignazio Maugeri, che lunedì scorso è stato interrogato fornendo spiegazioni alle contestazioni che gli sono state mosse. Dalle indagini della guardia di finanza di Catania, che si sono avvalse anche di intercettazioni e della collaborazione di funzionari dell’Ispettorato del lavoro, è emersa la scomparsa di fascicoli, richieste di sanzioni annullate, rateizzazioni al minino in cambio non di soldi, ma di favori: voti dagli imprenditori aiutati e un soccorso politico alla Regione per ottenere promozioni o assunzioni in strutture pubbliche.

PER APPROFONDIRE:

10 maggio 2018

Articoli Consigliati

Top