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Mafia, colpo alla rete di Messina Denaro: le dichiarazioni dei Pm

PALERMO

Alto il rischio di una nuova guerra di mafia tra i clan trapanesi. Questo il quadro che emerge dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Palermo che ha disposto il fermo per 21 persone, presumibilmente affiliati al clan del latitante Messina Denaro.

“A partire dal 2015, – si legge nel provvedimento della Dda – si registra un lento progetto di espansione territoriale da parte della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara, che ha riguardato anche il territorio di Castelvetrano, divenuto ‘vulnerabile’ a causa, per un verso, della mancanza su quel territorio di soggetti mafiosi di rango in libertà, e, per altro, dalla scelta di Messina Denaro che, nonostante gli arresti dei suoi uomini di fiducia e dei suoi più stretti familiari, non ha autorizzato omicidi e azioni violente, come invece auspicato da buona parte del popolo mafioso di quei territori”. Proprio Marcianò si era molto lamentato del comportamento del latitante.

In cella anche alcuni familiari del capomafia di Castelvetrano. Il 6 luglio 2017 è stato ucciso Giuseppe Marcianò, genero del boss di Mazara del Vallo, Pino Burzotta ed esponente della “famiglia” di Campobello di Mazara. Il contesto in cui è maturato il delitto ricostruito dagli inquirenti ha svelato una guerra in corso tra famiglia di Campobello di Mazara e quella di Castelvetrano.

“Da tale pericolosissimo contesto (certamente idoneo, come la tragica storia di Cosa nostra insegna, a scatenare reazioni cruente contrapposte, e quindi dare il via ad una lunga scia di sangue) – scrivono i pm – in uno col pericolo di fuga manifestato da alcuni indagati, si è imposta la necessità dell’adozione del fermo”.

19 aprile 2018

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