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Nuovo sequestro a Ingroia. L’ex pm: “Accanimento nei miei confronti”

Nuovo sequestro per Antonio Ingroia. La Guardia di Finanza ha, infatti, sequestrato all’ex pm di Palermo una casa di campagna che si trova a Calatafimi. All’immobile non è stato posto alcun sigillo, ma al momento non può essere venduto. Una decisione che deriverebbe dal fatto che sui conti del magistrato, indagato per peculato dalla Procura del capoluogo, non ci sarebbe denaro sufficiente a coprire la somma di un un primo sequestro, equivalente a 151 mila euro, disposto a carico di Ingroia lo scorso venerdì.

Il sequestro della casa di campagna è, in realtà, solo l’ultima puntata di una vicenda cominciata mesi fa. Le accuse che Piero Padova e Enrico Bologna, ex colleghi di Ingroia, contestano al magistrato sono due: aver indebitamente intascato un’ indennità per tre mesi del 2013 della società regionale Sicilia e Servizi; ed essersi fatto rimborsare indebitamente spese di vitto e alloggio, sempre nella qualità di manager regionale, per 37 mila euro. In 20 mesi di viaggi tra Roma, città in cui vive da quando ha lasciato la magistratura, e Palermo, dove ricopriva la carica, Ingroia avrebbe, infatti, secondo Padova e Bologna, pernottato in hotel di lusso e frequentato locali glamour, tutti, indebitamente, pagati dalla Regione, in quanto all’ex magistrato sarebbero toccati solo i rimborsi dei trasporti.

Ingroia ha dichiarato di essere molto amareggiato per la vicenda. “Ho appreso ancora una volta dalla stampa del sequestro della casa di campagna – ha replicato il magistrato che parla di “accanimento” nei suoi confronti. Se la notizia è vera chiedo immediatamente alla procura di Palermo – dice – il dissequestro dei miei conti correnti, quello mio personale e quello dello studio. Per quella abitazione avevo ricevuto una proposta di acquisto per un milione di euro. Immobile che non venderò mai e al quale sono affezionato, visto che si tratta della terra e abitazione della mia famiglia”.

“Siamo alla vigilia della sentenza del processo sulla trattativa Stato-Mafia – ha continuato l’ex pm in un video pubblicato sul suo profilo Youtube, prima del provvedimento di sequestro di oggi – ed è noto che io sono stato il pm padre di quella indagine e certamente non fa bene all’immagine di quel processo che colui che ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio per tutti quegli imputati si ritrovi con un provvedimento cautelare. Non è un caso che abbiano festeggiato gli imputati di quel processo e i loro sponsor in ambienti politici, istituzionali e giornalistici. Io ho rispettato sempre la legge. Anzi ho messo in condizione la procura di punire chi la legge non l’ha rispettata”.

20 marzo 2018

 

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