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Mazzette e rifiuti, corruzione al Comune di Catania

Un affare da oltre 350 milioni di euro al centro di un giro di corruzione con protagonisti vertici del Comune di Catania e privati. Un business relativo alla raccolta dei rifiuti proprio nel comune etneo che ha portato a provvedimenti cautelari nei confronti di sei persone. Quattro tra funzionari e dirigenti del settore Ecologia del Comune di Catania e due imprenditori romani soci dell’Ecocar, l’azienda che per conto del Comune ha gestito in regime di “prorogatio” la raccolta dei rifiuti.

Dal febbraio 2011 al dicembre 2016 il servizio di spazzamento, raccolta e smaltimento dei rifiuti a Catania è stato gestito dalle società Ipi srl ed Oikos. Per il 2017 il Comune ha indetto una gara pubblica che prevedeva l’affidamento del servizio per 84 mesi per una cifra superiore ai 351 milioni di euro. Al termine prefissato per la presentazione di offerte, l’11 gennaio del 2017, non risulta presente alcuna offerta. Viene avviato dunque l’iter per una così detta gara ponte che prevede l’affidamento temporaneo per 106 giorni del servizio. Questa volta si presenta un unico offerente, il consorzio nato fra la Senesi Spa e la Ecocar, meglio noto come Seneco.

Proprio questa assegnazione è al centro dell’indagine della Direzione distrettuale antimafia.

Il consorzio, infatti, non detiene i criteri utili a potersi aggiudicare l’appalto. La Ecocar fa capo all’imprenditore Francesco Deodati prestanome del reale amministratore unico della società, il cugino Antonio Deodati colpito da un’interdittiva antimafia emessa nel giugno 2014 dal prefetto di Roma e titolare della Ipi Srl, la società che insieme all’Oikos aveva gestito il servizio di raccolta rifiuti a Catania fino a quel momento.

Cambiano le società ma non i soggetti dunque, questo grazie ai ruoli decisivi interpretati da due funzionari comunali. Leonardo Musumeci responsabile unico del procedimento e a capo della direzione ecologia e Ambiente del Comune, e Orazio Fazio responsabile dei servizi esternalizzati dello stesso ufficio. Dalle intercettazioni rilevate tra i due risulta come fossero consapevoli della continuità tra la Ipi e la Ecocar ma anche dei mancati requisiti che il consorzio presentava. Ciò nonostante la gara è stata poi aggiudicata.

Fazio addirittura avrebbe coperto alcune inadempienze delle ditte Ipi e Oikos per in cambio di regali come smartphone, computer o pagamento di vacanze.
Allo stesso modo Massimo Rosso, direttore della direzione ragioneria generale provveditorato ed economato del comune di catania, si sarebbe attivato per garantire pagamenti a favore del consorzio Seneco con tempi e modalità a vantaggio del privato e a sfavore dell’ente comunale.
Un do ut des con cui Rosso manteneva l’affitto della casa a Roma per gli studi universitari delle proprie figlie i cui fidanzati sono stati assunti a tempo indeterminato da altre imprese riconducibili a Deodati.

Coinvolto anche Antonio Natoli dirigente della Ipi e del consorzio Seneco in quanto collaboratore fidatissimo di Antonio Deodati a Catania nonché colui che si occupava di non far mancar nulla a Fazio e Rosso.

L’operazione condotta dalla Dia e denominata Garbage Affair ha portato all’arresto di Antonio e Francesco Deodati, Orazio Fazio, Antonio Natoli, Massimo Rosso e l’interdizione per un anno dai pubblici uffici per Leonardo Musumeci. Gli indagati sono accusati a vario titolo di turbata libertà degli incanti e corruzione.

 

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16 marzo 2018

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