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Borsellino, chiusa indagine depistaggio: atteso rinvio a giudizio per tre poliziotti

PALERMO

La Procura di Caltanissetta ha chiuso l’inchiesta di depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio, costata la vita al giudice Paolo Borsellino e agli agenti della scorta. Il prossimo passo sarà la richiesta di rinvio a giudizio per i tre imputati accusati di calunnia in concorso. Si tratta del funzionario di Polizia Mario Bo, che è stato già indagato per gli stessi fatti e che ha poi ottenuto l’archiviazione, e dei poliziotti Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei. Per tutti l’accusa, come riporta l’edizione online de La Repubblica di Palermo, è di calunnia in concorso. Bo, Mattei e Ribaudo avrebbero indotto il falso pentito Vincenzo Scarantino a mentire e incolpare Salvatore Profeta, Gaetano Scotto, Cosimo Vernengo, Natale Gambino, Giuseppe La Mattina, Gaetano Murana e Giuseppe Urso di aver partecipato alle fasi esecutive dell’attentato. Si tratta di una vera e propria svolta.

Solo le rivelazioni del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza hanno consentito alla Procura di Caltanissetta di riscrivere la verità sulla fase preparatoria della strage e scagionare i falsi colpevoli.

Nell’avviso di conclusione dell’indagine i pm riportano le singole false accuse rivolte ai condannati relative ai ruoli che ciascuno avrebbe avuto nell’esecuzione dell’attentato. Mattei e Ribaudo, che curavano la sicurezza di Scarantino dopo il falso pentimento, sono accusati di aver studiato

insieme a lui le dichiarazioni che avrebbe dovuto dire nel primo dei processi sulla strage per evitare incongruenze e di averlo indotto a non ritrattare le menzogne già affermate. Bo avrebbe “diretto” le operazioni di condizionamento del pentito. Il 20 aprile del 2017 è stato definito il quarto processo per l’eccidio di cui ancora si attendono le motivazioni. La corte d’assise di Caltanissetta, presieduta da Antonio Balsamo, condannò all’ergastolo i boss Salvo Madonia e Vittorio Tutino, imputati di strage e a 10 anni i “falsi pentiti” Francesco Andriotta e Calogero Pulci, accusati di calunnia. I giudici dichiararono estinto per prescrizione il reato contestato a Vincenzo Scarantino pure lui imputato di calunnia.

 

8 marzo 2018

 

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