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PARCO DELL’ETNA LIBERATO

Parco dell'Etna liberato

Si susseguono le reazioni ed i commenti sugli effetti che la legge sullo spoil system, approvata durante il precedente governo Regionale, ha provocato in Sicilia consentendo di sostituire tutti i vertici degli enti regionali nominati dall’ex governatore Crocetta.

Nel caso del Parco dell’Etna, questa legge è una vera e propria manna dal cielo, che ha consentito di liberare l’Ente dalla fallimentare gestione operata dalla Presidente Marisa Mazzaglia, che, in cinque anni, producendo poco o nulla per il territorio, cavalcando traguardi frutto del lavoro d’altri, ha gestito l’ente a suo uso e consumo, inasprendo contenziosi che avrebbero dovuto avere un approccio meno arrogante e volto a soluzioni transattive mirate a non generare indebitamenti esorbitanti. Un’attività priva di ogni forma di dialogo con il tessuto sociale ed imprenditoriale del territorio, il cui unico scopo, invece, è stato quello di salvaguardare i suoi interessi personali. Avevamo già più volte denunciato questo incredibile modus operandi della Presidente Mazzaglia, che sfruttando, tra l’altro la sua contemporanea posizione politica all’interno dell’amministrazione comunale di Nicolosi, ha diretto l’orchestra con il solo scopo di salvaguardare interessi ad ella direttamente collegati.

In dieci anni di amministrazione Borzì, l’ex Presidente Mazzaglia ha rivestito anche il ruolo di assessore al Turismo e di consigliere comunale. Ricorderete certamente il nostro articolo “Una e trina” che potrete rileggere qui.  Dieci anni di amministrazione comunale e cinque dell’Ente Parco focalizzati sulla volontaria paralisi del Piano commerciale di Nicolosi Nord che non ha permesso lo sviluppo di alcuna attività, neanche quella di semplice vendita di souvenir con una modesta licenza di ambulante, congelando l’opportunità di commercio solo ai 13 beneficiari del cosiddetto mercatino del souvenir. Perché non può tacersi certamente che tra i 13 “beneficiari”, 3 sono suoi parenti entro il quarto grado, uno dei quali è persino suo marito.  E per gli altri non si parla di lontani parenti. Tredici. Un numero ricco di significato.

Pur di salvaguardare i suoi interessi, ha tradito la fiducia dei suoi elettori. Dei suoi concittadini. Ha rifiutato vantaggiose proposte transattive nel contenzioso sull’esproprio dei terreni per salvare a tutti i costi la casetta del marito. E quando con l’Ente Parco ha perso ogni opportunità con la condanna definitiva al CGA, ha sfruttato la sua posizione al Comune di Nicolosi trovando terreno fertile nell’Amministrazione precedente (e chissà perché…) che si è letteralmente inventata un contenzioso o per meglio dire l’ennesima lite temeraria dall’esito scontato, ma sufficiente a tamponare, ad allontanare la barca dallo scoglio, sufficiente a garantire di poter ancora fare affari dalle torbide condotte che meriterebbero l’attenzione da parte della magistratura ordinaria e contabile.

E di questo pagano il prezzo tutti gli altri proprietari delle casette di souvenir, che, ignari della verità, vengono abbindolati facendo credere loro che il mostro da abbattere è la Funivia dell’Etna, legittima proprietaria dei terreni, nascondendo loro la realtà, nascondendo loro che ogni offerta transattiva è stata rifiutata, nascondendo loro che se sansone doveva morire, allora con egli anche tutti i filistei. Egoismo ed egocentrismo allo stato puro. Un’analogia calzante che si addice solo a chi ha una qualsiasi forma di potere per suo uso e consumo. “Chi non beve con me, peste lo colga”. “Se Cartagine piange, Sparta non ride”. “Niente per me niente per nessuno”.

Ma per fortuna Nicolosi ha vinto. La verità ha vinto. La sua candidatura a Sindaco ha avuto come risultato un messaggio forte e chiaro dalla comunità. Basta con le bugie. Basta con le belle parole e i sorrisi ammalianti. Un risultato schiacciante a favore del cambiamento, perché i nicolositi hanno aperto gli occhi, hanno capito che… non poteva e non doveva giungere oltre.

Ma a denunciare l’immobilismo istituzionale ci avevano già pensato anni or sono. L’occasione unica che avrebbe dovuto avere il contemporaneo effetto sia di tutelare il patrimonio Etna, ma soprattutto una ghiotta opportunità per consentire lo sviluppo delle attività imprenditoriali ed economiche del territorio che, senza ombra di smentita, avrebbero generato benefit a tutti i livelli per i Comuni facenti parte del Parco, è rimasta uno slogan elettorale.

Nella disamina di Cannavò resa alla testata Siciliaweb nel 2016, si legge testualmente: “Ciò sarebbe stato possibile, anche, attraverso la redazione e l’esecutività del Piano Territoriale e dei Piani Particolareggiati, ma purtroppo ad oggi il Parco dell’Etna non ha nessuno di questi strumenti. È fuor di ogni dubbio che gli obiettivi di sviluppo non sono stati centrati…”.

Ci sarebbe davvero tanto da dire e tanto da scrivere. Ma numerosi sono i contenziosi che sono rimasti aperti. Tante, troppe promesse disattese. Tanti i disastri gestionali votati alla causa dell’ “utilitas”. Quindi il futuro ci farà parlare ancora dell’ex Presidente Mazzaglia. Ma corre obbligo, ancora una volta, appellarsi ad uno dei suoi profeti preferiti che già con il versetto 38,11 aveva previsto la sua disfatta elettorale. Perché in questi casi, le cose andranno come descritto nel versetto Giobbe 18,17.

Ecco qual è la sorte dell’iniquo.

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