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Nuovi particolari sulla consorteria mafiosa di Agrigento dei “Mandamento della Montagna”

AGRIGENTO

Continuano ad emergere particolari legati alla maxi operazione antimafia – denominata Montagna – eseguita nella notte di ieri dai Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento e che – in un colpo solo – ha portato all’arresto di 56 persone decapitando di fatto, i vertici delle famiglie mafiose agrigentine nonché il neonato Mandamento della Montagna.

Una delle principali fonti di sostegno dei clan era la richiesta della cosiddetta “messa a posto”: almeno 27 quelle accertate dai militari dell’Arma di Agrigento di cui dieci andate a buon fine. Il metodo consisteva nella richiesta del pizzo che prevede il pagamento della percentuale tra il 2 ed il 3% sull’importo dell’appalto ma anche l’imposizioni di manodopera di soggetti appartenenti all’organizzazione criminale o – ancora – l’imposizione di forniture e subappalti per favorire le aziende contigue a Cosa Nostra. Un settore su cui la locale consorteria mafiosa ha indirizzato  il proprio interesse risulta essere anche quello della gestione dei “centri di accoglienza per emigrati richiedenti asilo” presenti nella provincia agrigentina.

In particolare nel territorio di Cammarata gli esponenti di quella stessa famiglia mafiosa comprendono come dall’apertura di detti centri di accoglienza possa nascere un cospicuo guadagno che calcolano in percentuale per ogni rifugiato. Emblematica, in tal senso, è il caso di una struttura per richiedenti asilo che, volendo aprire in provincia di Agrigento, preferisce rivolgersi a Cosa Nostra sia per gli immobili da affittare che per ottenere l’appoggio degli amministratori locali.

Rende molto bene l’idea tutto ciò una intercettazione captata dai carabinieri: “Se prendiamo sempre il coltello quelli saltano il vallone: deve essere come l’elastico, tira e molla”. Per la cronaca, a casa di tre soggetti finiti in manette, sono stati ritrovati circa mezzo milione di euro. Erano tutti e tre disoccupati.

23 gennaio 2018

 

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