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Processo Nicole Di Pietro, genitori in aula: Tania in lacrime

CATANIA

«Cosa vuol dire che te ne lavi le mani»… parole che rimbombano nella mente di Andrea Di Pietro, il papà della picola Nicole, morta il 12 febbraio 2015 poche ore dopo essere venuta alla luce nella clinica Gibiino di Catania. E sono queste le parole che avrebbe sentito pronunciare ad uno dei medici presenti in sala parto negli attimi concitati subito successivi alla nascita della bambina.

Lui e la moglie Tania Egitto oggi sono stati ascoltati durante l’udienza del processo che vede imputati la ginecologa Maria Ausilia Palermo, il neonatologo Antonio Di Pasquale, l’anestesista Giovanni Gibiino e l’ostetrica Valentina Spanò. Entrambi, i coniugi, non ricordano un vagito, un pianto ma solo un tenute rumore di Nicole, da subito secondo la loro deposizione e nonostante i medici li rassicurassero, le condizioni della piccola sarebbero apparse critiche. La bambina non si muoveva.

Quel respiro affannato, la ricerca frenetica delle cannule per intubarla quindi il massaggio alle spalle e poi la corsa in ospedale, a Ragusa perché a Catania non c’erano posti letto al Garibaldi, al Santo Bambino e al Cannizzaro: i tre ospedali dove è presente la terapia intensiva. Un’ora e mezza di strada. La piccola che diventa cianotica, stando anche al racconto di uno dei barellieri che ha risposto alle domande del pubblico ministero, ed espelle bava con tracce ematiche. Poco dopo muore.

Oggi in aula Tania non ha trattenuto le lacrime durante la ricostruzione dei fatti e dopo aver visto uno dei quattro video realizzati dal marito in sala parto per riprendere un momento che doveva essere felice: la nascita della loro piccola Nicole.

E poi è tornata a parlare anche della garza, quella che secondo il suo racconto, i medici le avrebbero lasciato dopo le medicazioni post partum e che le avrebbe causato due malori improvvisi. C’è un esposto presentato in procura a Catania per lesioni personali.

E intanto nel procedimento per la morte di Nicole Di Pietro sono otto le parti civili che sono state già ammesse: i genitori, i nonni materni e paterni, l’assessorato regionale alla sanità e la casa di cura che nel processo ha il duplice ruolo di parte civile e responsabile civile.

La prossima udienza è prevista per il 18 dicembre quando verranno ascoltati come teste un’infermiera, la nonna della bambina e Danilo Audibert il direttore sanitario della clinica Gibiino, la cui posizione a processo è stata archiviata.

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