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Conclusa l’autopsia di Riina. La figlia ai giornalisti: «Vi denuncio tutti»

PARMA

Conclusa l’autopsia della salma di Totò Riina, la famiglia chiede il nulla osta per il trasferimento in Sicilia. Continuano le reazioni del mondo politico e sociale. L’arcivescovo di Monreale prende le distanze dalla famiglia Riina

La salma di Totò Riina, morto ieri a 87 anni appena compiuti, è stata spostata dalla sezione di Medicina legale dell’ospedale di Parma alle camere mortuarie del Maggiore di Parma. Nessun elemento particolare sarebbe emerso dall’autopsia. Il corpo è stato caricato su un furgone bianco, dentro un telo, sopra una barella. Poco dopo scortati dalla Polizia si sono visti la vedova Ninetta Bagarella, il figlio Salvo Riina e l’avvocato della famiglia, Luca Cianferoni, usciti dal retro dell’edificio per raggiungere in auto le camere mortuarie.
Nessuno di loro ha parlato ai giornalisti presenti.
I familiari hanno chiesto il nulla osta della Procura di Parma per il trasferimento in Sicilia della salma che difficilmente arriverà entro il fine settimana.

L’ipotesi che circola è che il trasferimento avvenga lunedì.
Il super boss sarà sepolto nel cimitero comunale di Corleone, dove già si trovano Michele Navarra, Luciano Liggio e le ceneri di Bernardo Provenzano: il gotha della mafia corleonese che ha spadroneggiato dal dopoguerra, si riunisce nuovamente.
Ma a 24 ore dalla morte del capo mafioso continuano le reazioni del mondo politico e civile.
Secondo Laura Boldrini presidente della Camera «la morte di Riina non vuol certo dire la fine delle mafie».
A livello nazionale “questa guerra si vince con il concorso di tre ‘eserciti’ – afferma il Ministro dell’interno, Marco Minniti: «Il primo è lo Stato. Il secondo esercito sono i cittadini. Il terzo è la politica».
Dello stesso avviso è Nando Dalla Chiesa secondogenito del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ucciso in un attentato mafioso nel 1982 a Palermo. «Non si pensi che con la morte di Riina finisca la mafia – ha detto. Dietro di lui c’è stato un Paese corrotto che ha usato le stragi come arma politica».

Gli fa eco il presidente del Senato, Pietro Grasso che afferma: «Dopo le stragi Falcone e Borsellino, Riina aveva deciso che sarebbe toccato a me, che avevo la colpa di essere stato ‘esecutore’ del maxiprocesso di Falcone. Dovevano uccidermi col tritolo, a Monreale, mentre andavo a casa dei miei suoceri. La mafia non finisce quando muore un capo e guai ad abbassare la guardia».
Secondo Santino Di Matteo, il pentito di mafia che ha confessato la strage di Capaci e ha accusato Riina dell’omicidio di suo figlio, sciolto nell’acido a 15 anni dopo due anni di segregazione, Riina è morto troppo tardi, doveva morire 50 anni fa.

Ma Maria Concetta Riina, la maggiore dei 4 figli di Riina reagisce: «Vi denuncio tutti» – ha detto ai giornalisti all’ingresso dell’ospedale di Parma.
Ma mentre lei si allontana, l’arcivescovo di Monreale, Michele Pennisi prende ancora più le distanze dalla famiglia Riina: «I mafiosi sono scomunicati.Un funerale ha anche una rilevanza sociale. Sarebbe come dare a Riina la patente di eroe. Il mio timore è che adesso la sua tomba possa diventare una meta di pellegrinaggio. Che di Riina si crei un mito».

18 novembre 2017

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