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Dietro un mercante d’arte l’ombra di Messina Denaro. Maxisequestro a Becchina

TRAPANI

Dietro il mercante d’arte Giovanni Franco Becchina, 78 anni, c’era l’ombra del boss latitante Matteo Messina Denaro. Oggi la direzione investigativa antimafia di Trapani ha sequestrato beni per svariati milioni di euro.

Originario di Castelvetrano, nel 1976 Becchina emigra a Basilea, diventa titolare di una galleria d’arte e trova lavoro come impiegato in una struttura alberghiera. Subito dopo inizia a commerciare opere d’arte e reperti archeologici e secondo le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, Rosario Spatola e Vincenzo Calcara, per conto della famiglia mafiosa di Castelvetrano comincia a trafficare reperti archeologici.

A metà anni ’90 divenuto affermato uomo d’affari, Becchina torna a vivere stabilmente a Castelvetrano dove realizza rilevanti investimenti; fra questi costituisce nel 1987 la Atlas cementi srl a Mazzara del Vallo che si occupa di importazione, produzione, commercio all’ingrosso e al minuto di cemento, commercio di materiale edile, costruzione di opere pubbliche e compravendita di immobili. Nel 1991 nell’Atlas subentra come socio di riferimento e amministratore l’imprenditore mafioso Rosario Cascio che in poco trasforma la società in una delle più importanti e redditizie leve economiche dell’intera Sicilia.

Passano dieci anni e Becchina viene coinvolto in una vastissima indagine giudiziaria perché ritenuto a capo di un’agguerrita organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di reperti archeologici, per la gran parte provenienti da scavi clandestini di siti italiani, esportati illegalmente in Svizzera per essere successivamente immessi nel mercato internazionale anche grazie alla complicità dei direttori di importantissimi musei stranieri.

Durante quest’operazione vengono sequestrati cinque magazzini che custodiscono migliaia di reperti archeologici risultati provenienti da furti, scavi clandestini e depredazioni di siti, oltre che un archivio con piu’ di tredicimila documenti relativi all’attività di commercio di opere d’arte. Becchina viene sottoposto a fermo ma non riporta alcuna condanna.

Il maxisequestro di oggi colpisce aziende, terreni, conti bancari, automezzi ed immobili, tra i quali l’antico castello Bellumvider di Castelvetrano, la cui edificazione si fa risalire a Federico II, nei secoli successivi eletto a residenza nobiliare del casato Tagliavia – Aragona – Pignatelli, principi di Castelvetrano. Difficile quantificare il valore dei beni in sequestro d’interesse storico – architettonico che è stimabile in svariati milioni di euro.

Secondo la ricostruzione degli investigatori che indagano da oltre un trentennio Giovanni Franco Becchina avrebbe accumulato ricchezze con i proventi del traffico internazionale di reperti archeologici, molti dei quali trafugati clandestinamente a Selinunte da tombaroli al servizio di cosa nostra. Alle indagini ha collaborato la polizia giudiziaria elvetica, attivata dalla Procura della Repubblica di Palermo con rogatoria internazionale.

Un’attività gestita anche dall’anziano patriarca mafioso Francesco Messina Denaro, poi sostituito dal figlio latitante Matteo Messina Denaro.

Stando alle dichiarazioni del collaboratore Brusca i trafficanti d’arte legati ai Messina Denaro avrebbero avuto la loro base proprio in Svizzera. Sempre a Basilea, secondo diverse risultanze giudiziarie, si sarebbe recato più volte lo stesso Matteo Messina Denaro ed altri appartenenti alla sua cosca mafiosa per acquistare illegalmente armi da guerra.

In atti d’indagine risalenti agli anni Novanta, si dà anche atto dell’esistenza di contatti telefonici tra utenze in uso al latitante e l’utenza svizzera in uso a Becchina. Il collaboratore di giustizia marsalese Concetto Mariano ha dichiarato, a sua volta, di aver ricevuto l’incarico dai vertici del suo mandamento mafioso di trafugare il famoso Satiro danzante, reperto archeologico conservato a Mazara del Vallo. Ad ordinare il furto sarebbe stato proprio Matteo Messina Denaro che avrebbe poi provveduto a commercializzarlo attraverso sperimentati canali svizzeri. Da ultimo, poco prima di morire, il collaboratore di giustizia Lorenzo Cimarosa ha parlato dei rapporti esistenti tra Becchina e Matteo Messina Denaro. Informazioni che gli avrebbe riservatamente rivelato Francesco Guttadauro nipote prediletto della primula rossa di Castelvetrano.

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