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Rinviata all’8 febbraio l’udienza del crac Aligrup, su richiesta dell’accusa

Rinviata all’8 febbraio 2018, l’udienza del crac Aligrup. La procura di Catania, sta valutando l’unificazione di due procedimenti connessi tra loro, sempre per bancarotta fraudolenta, per un collegamento tra due società – una catanese, la Aligrup e la palermitana K&K – di cui gli Scuto avevano quote societarie

Era stata fissata ieri l’udienza preliminare sul crac Aligrup. I 9 indagati del colosso della grande distribuzione alimentare che fa capo all’imprenditore Sebastiano Scuto, si presenteranno davanti al Gup Giovanni Cariolo, il prossimo 8 febbraio perché la Procura di Catania ha ravvisato la connessione tra il procedimento di bancarotta fraudolenta della società puntese e una seconda società, la K & K di Palermo operante sempre nella grande distribuzione alimentare, di cui la famiglia Scuto aveva quote societarie.

La Procura sta valutando, come richiesto dall’accusa, di riunificare i due procedimenti perché emergerebbe un ruolo fondamentale nel crac dell’azienda ai piedi dell’Etna: una strategia espansionistica che portò all’apertura di numerose filiali all’interno di grandi centri commerciali di nuova creazione che tra il 2006 e il 2008, triplicò del 300% il debito, passato dalla somma di 20milioni di euro a 60 milioni.

Il sequestro preventivo delle Fiamme Gialle di Catania aveva fruttato un bottino importante: 20mln di euro tra quote societarie e conti correnti, ma il Tribunale del Riesame però dispose il dissequestro di quasi tutto il compendio aziendale finito nelle mani delle Istituzioni.

Tutti i 9 indagati (tra cui anche il figlio e la moglie di Scuto) sono accusati di bancarotta fraudolenta per dispersione e occultamento di risorse finanziarie della Aligrup, dal 2001 in amministrazione giudiziaria nell’ambito del processo a carico di Sebastiano Scuto accusato di associazione mafiosa.

I reati contestati sarebbero avvenuti tra il 2005 e il 2013 quando, la Aligrup nonostante fosse gestita dagli amministratori giudiziari nominati dal Tribunale, operava invece nell’interesse della famiglia Scuto, avvantaggiando società appartenenti al medesimo gruppo imprenditoriale o comunque riconducibili a lui, fino al dissesto conclusosi con il concordato preventivo.

 

10 novembre 2017

 

 

 

 

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