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Lombardo assolto dal reato in concorso per mafia, ma condannato per voto di scambio

CATANIA

La Corte d’appello di Catania, ha assolto l’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo, condannato a due anni, dal reato di concorso esterno in associazione mafiosa e lo ha condannato per il reato di voto di scambio aggravato

“Soddisfazione per le motivazioni della sentenza con cui la Corte di Appello di Catania ha assolto l’ex Presidente della Regione dal reato di concorso esterno in associazione mafiosa e lo ha condannato per il reato di voto di scambio aggravato”. I legali di Raffaele Lombardo , sorridono ” La sentenza di appello, secondo i difensori, “rende giustizia delle tante fantasiose ricostruzioni operate dal giudice di primo grado facendo verità sui nodi più spinosi del processo”.
“Ma dimostreremo in Cassazione – aggiungono annunciando il ricorso alla Suprema Corte – l’insussistenza anche delle residuali accuse ancora a carico di Raffaele Lombardo “.
Per i giudici il reato da contestare è la corruzione elettorale, aggravata dall’avere favorito la mafia, ma senza l’intimidazione, ma con la promessa di soldi, buoni spesa o favori. Fino, come sostiene un collaboratore, a cedere gratis dosi di marijuana a tossicodipendenti in cambio della promessa del voto. Nella valutazione della pena da comminare la Corte d’appello concede le attenuanti generiche e il corretto comportamento processuale dell’imputato.
La Corte d’appello, conferma infatti il reato di corruzione elettorale che avrebbe favorito la mafia, che, scrivono i giudici, non si muove con l’intimidazione, ma comprando i voti con soldi o buoni per la spesa o promettendo favori.
“Il summit tra i vertici mafiosi e Raffale Lombardo nel giugno del 2003 a casa dell’ex presidente della Regione è un fatto assolutamente privo di riscontro probatorio” e sarà “certamente errata la collocazione temporale assegnata dal Gup” visto che Carmelo Puglisi, che secondo le dichiarazioni del boss pentito Santo La Causa sarebbe stato presente, “nell’estate del 2003 era ancora detenuto”. Così si esprime la terza Corte d’appello di Catania nelle motivazioni con cui ha assolto il 31 marzo scorso dall’accusa di concorso esterno all’associazione mafiosa Raffaele Lombardo, condannandolo a due anni, pena poi sospesa, per corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso, ma senza i caratteri dell’intimidazione e della violenza. La sentenza ha riformato la decisione di primo grado, col rito abbreviato, di condanna a sei anni e otto mesi, emessa il 19 febbraio 2014 del Gup Marina Rizza. Si spendono parole anche per quanto riguarda i centri commerciali, Tenutella, Playa e Porte di Catania: la Corte d’appello ritiene che “non ci sono elementi probatori certi e univoci” e che non è possibile istituire un collegamento, come fatto dal Gup, tra “diverse vicende”.

Nelle motivazioni la Corte d’appello scrive, che per ‘La Tenutella’ non c’è mai stata una interlocuzione diretta tra Lombardo e l’imprenditore Mario Ciancio. Con riferimento a “Porte di Catania”, dalla sentenza emerge che per l’affidamento dei lavori all’imprenditore Basilotta non c’è traccia di un interessamento di Lombardo o di un ruolo di Ciancio, e che dalla nota dei Ros del 24 dicembre del 2013 si evince che non è stato l’editore a conferire incarichi perché dal 27 aprile del 2007 non aveva più alcun interesse.

9 ottobre 2017

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