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Si torna a sparare in Sicilia: la guerra di mafia a Favara

Una lunga scia di sangue cominciata nel settembre 2016 e ancora oggi non placata. Un agguato in pieno giorno, in una delle vie più trafficate. Un altro di sera, sempre in centro a colpi di kalashnikov. In mezzo una serie di preoccupanti avvenimenti che non promettono nulla di buono: il ritrovamento di ben due arsenali con ogni tipo di arma da fuoco: bombe a mano, granate pistole e kalashnikov. E’ questo lo scenario che si presenta a Favara da 12 mesi a questa parte. E, proprio da Favara, comincia una lunga scia di sangue che fa tappa anche a Liegi, terza città del Belgio nonché una delle roccaforti degli emigrati agrigentini all’estero. Soprattutto favaresi.

Da quel 14 settembre 2016, infatti, sono cambiati gli equilibri all’interno di un qualche disegno criminale: l’omicidio dell’empedoclino Mario Jakelich, 28 anni, freddato con un colpo alla testa all’interno di un condominio di Liegi ed il ferimento – quasi mortale – di Maurizio Di Stefano, 40 anni di Favara. Neanche un mese dopo si ritorna a sparare, questa volta a Favara: a cadere sotto i colpi, 4 per la precisione, è Carmelo Ciffa, 42 anni di Porto Empedocle, ucciso da un sicario in pieno giorno mentre stava potando alcune piante. Ma il sangue continua a non placarsi: il 5 maggio viene assassinato a Liegi, Carmelo Sorce, 51 anni di Favara: stava uscendo dal suo ristorante quando una pioggia di proiettili di kalashnikov lo uccidono. Un ristoratore assassinato come un boss. Venti giorni dopo si ritorna a Favara e le dinamiche sono le stesse: un commando attende Carmelo Nicotra, 35 anni di Favara, davanti il suo magazzino e spara con un kalashnikov. Nicotra, che di mestiere faceva il panettiere con un trascorso a Liegi, rimane ferito ma miracolosamente vivo.

Sono, dunque, questi gli elementi a disposizione degli inquirenti in uno scacchiere sempre più confuso oltre che pericoloso. Le indagini sono in mano alla DDA di Palermo e condotte dalla Squadra Mobile di Agrigento. Da un anno si lavora ininterrottamente per cercare di dare un senso logico a questa concatenazione di eventi. Quel che appare certo è che a Favara la gente è ritornata ad avvertire quella strana percezione di pericolo che ormai da tempo era stata messa alle spalle.

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