Ti trovi qui
Home > Apertura > L’armatore Giacalone: «Abbiamo paura, lo Stato deve proteggerci»

L’armatore Giacalone: «Abbiamo paura, lo Stato deve proteggerci»

TRAPANI

Mazara del Vallo. «Lo Stato raccolga il nostro appello e ci aiuti». È questo l’ulteriore appello lanciato al governo nazionale da Giampiero Giacalone,armatore del peschereccio “Anna Madre”, che lo scorso 2 agosto ha subito un tentativo di sequestro da parte di una motovedetta di militari tunisini.
È tanta l’ansia che si respira a Mazara del Vallo, in soli 18 giorni 2 tentativi di sequestro, subite dai pescherecci “Anna Madre” e “Aliseo”, della locale marineria.

Un ulteriore richiesta di vigilanza è stata esposta dai tre pescherecci mazaresi, in aggiunta l’Antartide, che operano nella zona del Mammellone, per incentivare la sicurezza e la vigilanza nel loro lavoro.

A descrivere l’evento, che ancora oggi agita i loro cuori, è Domenico Ingargiola, esperto marinaio, che racconta: «Ci trovavamo in acque internazionali, come ampiamente dimostrato dal blue box. Era stata avvisata la Marina militare italiana, che si trovava in zona, della nostra presenza, intorno alle 17. Abbiamo chiesto loro assistenza ma ci è stato risposto che non era possibile e che ci avrebbero controllati tramite radar».

E questa mattina è approdato a Lampedusa, l’equipaggio del peschereccio “Aliseo”, che sabato sera è stato preso di mira da una motovedetta tunisina mentre era si trovava in acque internazionali, a circa 30-35 miglia a nord-est dalla località tunisina di Zarzis.

Il comandante dell’Aliseo, Ingargiola, riferisce: «Sentendo i colpi di arma da fuoco ho mandato tutti in sala macchine e sono rimasto soltanto io in plancia». Gesto, che affiora nel pensiero del comandante una doppia sofferenza: «Ricordo, quando ero ancora comproprietario del peschereccio Salinella-Ingargiola, ci aggredirono i libici, io sfuggii al sequestro ma i miei compagni rimasero sette mesi nelle carceri di Tripoli».

22 agosto 2017

Articoli Consigliati

Top