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Agrigento, nuova aggressione in ospedale: vittima un infermiere

Altro caso di aggressione fisica all’interno degli ospedali siciliani. La vittima, un’infermiere dell’ospedale “Barone Lombardo di Canicattì. A colpirlo all’apice di una discussione sfociata in aggressione sarebbe stato il genitore di una bambina, giunti al pronto soccorso. È l’ennesimo caso, però, di una lunga serie di aggressioni nei pronto soccorso siciliani denunciati dalla Fsi-Usae – si legge nella nota del sindacato – nei mesi scorsi aveva già pubblicato un dossier con gli episodi più gravi.

“L’organizzazione sindacale Fsi-Usae esprime massima solidarietà al collega infermiere aggredito al pronto soccorso di Canicattì rassicurando che non saranno lasciati soli e che continuerà a vigilare”.

La Fsi-Usae denuncia il grave pericolo al quale sono esposti i pazienti che accedono in questa area dell’ospedale a causa dell’assoluta mancanza di sicurezza dell’ambiente lavorativo in cui sono costretti ad operare i sanitari del pronto soccorso del presidio ospedaliero “Barone Lombardo”, oggetto giornalmente di intimidazioni, aggressioni verbali e spesso fisiche, costretti spesso con violenza a interrompere il pubblico servizio. Un sistema sanitario regionale ormai inefficiente, disorganizzato e paralizzato dalla malapolitica, a fronte di pazienti e cittadini esasperati dalle lunghe attese per l’agognato ‘posto letto’, l’assenza di riposte adeguate da parte dei servizi sanitari territoriali, e di reparti che chiudono battente per le carenze di organico. Una miscela esplosiva di carenze e disfunzioni in cui il personale, ormai allo stremo, è lasciato solo come “parafulmine”.

“I pronto soccorso siciliani, spiega la nota sindacale, sono sempre di più territorio di nessuno, sovraffollati e senza controlli, diventano un rischio sia per il personale sanitario sia per i pazienti. Questi ultimi, infatti hanno tempi di attesa lunghissimi, oppure stazionano per ore o giorni su barelle inadatte, spesso vengono visitati in sale sovraffollate o nei corridoi, senza la minima possibilità di privacy”.

“La Fsi-Usae chiede che venga ridata la giusta dignità sia a chi opera all’interno dell’ospedale “Barone Lombardo”, sia ai cittadini che vi accedono e si impegnano ad intraprendere tutte le iniziative, anche legali, volte alla tutela della salute pubblica e dei lavoratori. “Episodi simili ormai sono all’ordine del giorno, per questo come organizzazione abbiamo lanciato l’allarme a tutte le istituzioni competenti soprattutto per i turni notturni. “Auspichiamo un riscontro da parte del direttore generale, che è il primo responsabile della tutela della salute e della sicurezza sul lavoro dei dipendenti”.

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