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Catania ha riabbracciato S. Agata. Mons. Gristina: «Non sottovalutare la violenza!»

CATANIA

Mancava da sei mesi e ieri Sant’Agata ha riabbracciato i suoi fedeli. O meglio, i devoti, hanno potuto rivederla. Un bagno di folla in piazza Duomo già dalle prime ore del mattino per la Santa messa.

Cittadini e turisti hanno affollato la Cattedrale per il primo “saluto” alla Patrona e assistere al prelievo dal sacro deposito delle reliquie di Agata. Quindi il momento atteso, annunciato da scampanii e da spari di bombe, l’apertura straordinaria della “cammaredda” come affettuosamente i devoti chiamano il sacello della Patrona – alla presenza del sindaco Enzo Bianco, del presidente del Comitato dei festeggiamenti Francesco Marano, del presidente onorario Luigi Maina, del delegato arcivescovile mons. Barbaro Scionti con i confratelli sacerdoti, il vicario parrocchiale Giuseppe Maieli e il cerimoniere arcivescovile Pasquale Munzone.

L’uscita del busto reliquiario, poi posto sul tronetto a destra dell’altare ha fatto emozionare i tanti presenti. Alle 12, al suono del campanone, sono stati sparati 12 colpi a salve: da quel momento la basilica è rimasta aperta al pellegrinaggio incessante dei devoti.

Incisiva e imponente l’omelia di mons. Gristina, che ha lanciato un messaggio preciso: «Non sottovalutare la violenza; Catania sia nota per l’impegno e l’onestà». Quindi il monito dell’arcivescovo dopo le aggressioni negli ospedali, sui bus e lo sfregio all’effigie della Patrona, restituita alla città alla vigilia della processione di mezz’agosto, grazie al restauro dell’accademia di Belle arti e della sovrintendenza ai beni culturali di Catania.

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Il metropolita ha così concluso: «Fratelli e sorelle rispondiamo alle attese della nostra S. Agata, per essere tempio di Dio come lo fu lei in modo esemplare e per risorgere con lei a vita nuova, oggi in questa vita e per sempre nella gloria del Paradiso».

Il sole che nel pomeriggio illuminava la cattedrale incastonata tra l’azzurro del cielo e il verde degli alberi ai suoi piedi, lascia la scena e con la luna splendente  di sera si snoda la processione – con il busto, lo scrigno e il cereo Mons. Ventimiglia – che attraversando Porta Uzeda e sostato davanti al monumento di via Dusmet e all’edicola della Madonna della Lettera, si assisteva alla magia dei fuochi d’artificio che brillavano a festa.

Davanti alla chiesa S. Placido, come da tradizione, il commovente omaggio delle persone diversamente abili, curate dall’associazione “Come Ginestre”, e dei soci agatini della Cattedrale.

S. Agata si ferma davanti al Municipio, per sancire il legame con la sua città e i catanesi.

Un fiume di cittadini, devoti e non, turisti accorsi da lontano, tra continue ovazioni, ha accompagnato i reliquiari sino alla cappella del Tesoro.

18 agosto 2017

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