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Legambiente Catania sullo studio di fattibilità del Centro direzione di Cibali

CATANIA

Legambiente considera meritevole di attento esame la proposta, corredata da studio di fattibilità/masterplan, presentata dal Consorzio Centro Direzionale Cibali al Comune di Catania per una variante urbanistica sull’area del comprensorio di Cibali: l’interlocuzione avviata dai liquidatori, e la loro disponibilità a una consistente riduzione delle disponibilità edificatorie potenziali del comparto, costituisce un’occasione – forse irripetibile, soprattutto se l’area venisse ceduta ad altri privati – per pervenire a una soluzione consensuale che dia priorità agli interessi pubblici e collettivi.

La previsione di nuova edificazione contenuta nella proposta di variante (156.000 mc su 173.680 mq,con un indice territoriale di 0,30 mq\mq)- pur essendo sicuramente eccessiva rispetto alle attuali esigenze sociali e territoriali e quindi ulteriormente riducibile – è di gran lunga più bassa non solo dell’attuale destinazione del Piano regolatore (315.000 mc su 173.680 mq), ma anche delle proposte formulate in seno alla bozza di Piano regolatore generale sotto l’amministrazione Bianco – in cui il solo plafond perequativo era di 287.509 mc, seppure su un’estensione di comparto di 242.422 mq (indice territoriale di 0,40 mq\mq) – e sotto l’amministrazione Stancanelli (404.596 mc su 202.298 mq).
Per la prima volta, con questa proposta di variante, si pone l’attenzione ai valori naturalistici ed etno-antropologici del comprensorio, che conserva, in un contesto fortemente urbanizzato, lembi di querceto su soprassuolo lavico e vestigia di importanti terrazzamenti, sui quali insiste un sistema di canalizzazione alimentabile da un pozzo ancora conservato.

La proposta va esaminata con attenzione, anche per la disponibilità del Consorzio a cedere, oltre gli standard di legge, altri 73.000 mq, consentendo di realizzare un parco naturalistico e un parco agrario, senza oneri di esproprio.
L’idea alternativa di vincolare tutta l’area a parco urbano,astrattamente preferibile, non consentirebbe l’acquisizione pubblica delle aree (per il valore elevato dei terreni inclusi nel perimetro urbano, preclusivo di ragionevoli ipotesi di esproprio) e presenterebbe un elevato rischio di tenuta di fronte a un conflitto in sede giudiziaria (con possibili oneri di tipo risarcitorio a carico del Comune): non vorremmo che il rifiuto di un’onorevole soluzione di compromesso sia prodromico all’imposizione alla città di decisioni inaccettabili.

Ciò premesso, va sottolineato che l’adozione di una variante urbanistica, consentendo ai privati di esercitare da subito le potenzialità edificatorie, si giustifica soltanto se vi sia un preminente interesse pubblico: interesse pubblico che in questo caso si ravvisa nella possibilità di realizzare un parco urbano unitario e polifunzionale, vincolando in tal senso gli oneri di costruzione,e nella riduzione consensuale della cubatura a limiti compatibili con le esigenze generali.
E’ per questa ragione che la proposta di variante non può essere accolta se non si apportano adeguate modifiche, volte a salvaguardare la continuità e l’integrità del parco urbano e a ridurre ulteriormente la cubatura.
Assolutamente incompatibile è la previsione dell’area edilizia n. 3, che si interpone tra la zona da destinare a parco naturalistico e quella vocata a parco agrario: previsione non condivisibile sul piano culturale, poiché interrompe l’unitarietà paesistica e ambientale di un contesto in cui le utilizzazioni agricole coesistevano a contatto con le zone boscate, ma soprattutto incomprensibile sul piano funzionale, in quanto sacrifica agli interessi privati i terreni che – per la loro collocazione e per le loro caratteristiche, essendo pianeggianti e posti in posizione baricentrica tra le lave e i terrazzamenti – sono maggiormente suscettibili di ospitare le infrastrutture destinate alla fruizione del parco da parte della collettività.
Se la previsione di realizzare l’area edilizia n. 3 è inaccettabile – e va sicuramente stralciata, riducendo la relativa cubatura – problemi di compatibilità pongono anche l’area edilizia n. 2 e la parte meridionale dell’area edilizia n. 1, le quali pur essendo periferiche rispetto al progetto di parco, incidono sul margine delle aree boscate e dei terrazzamenti.Si tratta di criticità che possono essere risolte nell’ambito della procedura di pianificazione della variante e rispetto alle quali, riservandoci ulteriori interventi nel dettaglio, si ritiene necessario prevedere adeguate fasce di rispetto tra l’edificato e le aree da tutelare, riposizionando o sopprimendo parcheggi e collegamenti viari.

13 agosto 2017

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