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Ong sotto inchiesta: si indaga contro ignoti

Continua l’indagine, che al momento resta contro ignoti, della Procura di Trapani sull’operato delle Ong nel Mediterraneo. L’accusa e’ di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e in questi giorni i pm hanno provveduto a radiografare il materiale sequestrato a bordo della nave “Iuventa” che da mercoledi’ e’ sottoposta a sequestro preventivo. I magistrati, con l’ausilio degli agenti del Servizio centrale operativo e della Squadra Mobile di Trapani, nell’ultimo weekend avrebbero stretto il cerchio attorno ai membri dell’equipaggio della Ong tedesca Jugend Rettet presenti sull’imbarcazione in occasione dei tre interventi di soccorso contestati. In tutto si tratta di 15 persone che pero’ al momento non sono indagate. Tra la documentazione acquisita nel fascicolo di indagine emergono anche riferimenti a Medici senza Frontiere e Save the Children, due delle Ong che in piu’ occasioni avrebbero operato a poche miglia dalla Libia, tra Sabrata e Zuara.
Save the Children “non è al momento a conoscenza di alcun provvedimento emesso a carico dell’Organizzazione”. E’ quanto sottolinea la stessa Ong “in merito alle indiscrezioni sulle indagini Procura di Trapani”. Save the Children ribadisce inoltre “di aver operato sempre sotto il coordinamento della Guardia Costiera italiana e di aver agito nel massimo rispetto della legge, in piena trasparenza e collaborazione con le autorità”.

“Stiamo prendendo in considerazione la possibilita’ che i nostri dati di navigazione siano stati manomessi da soggetti esterni”. A dirlo e’ Julian Pahlke, portavoce della ong tedesca Jugend Rettet proprietaria della nave Iuventa. “Stiamo leggendo la stampa e le accuse della Procura di Trapani – continua Julian Pahlke – ma quelli sono ‘pescatori di motori’ che in alcuni casi ci hanno anche attaccato. Quando non siamo sicuri se possiamo bruciare e distruggere la barca dobbiamo sempre dire al nostro equipaggio di tornare indietro, per non provocarli. Il nostro equipaggio non e’ armato e non è protetto”. Anche il fondatore della ong Pro Activa Open Arms, Oscar Campi, dopo la pubblicazione di alcune immagini dal profilo ufficiale del progetto Defend Europe, ha scritto sul suo profilo social che “il nostro segnale AIS e’ stato hackerato per mostrare che siamo in acque libiche, ma così non è. La Guardia Costiera viene informata ogni 2 ore sulla nostra esatta posizione”.

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