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Riti vodoo e tratta di essere umani, due fermi

Un’altra storia di sofferenza, maltrattamento, induzione alla prostituzione, vera e propria tratta di esseri umani e altri due arresti messi a segno dalla polizia di stato nei confronti di due nigeriani, Doris e Godwin. Ci sono voluti mesi di indagini per mettere in luce un circuito operativo e pratiche disumane nei confronti di migranti desiderosi di una vita normali, lontani dal loro luogo di nascita. Alice, nome di fantasia, era stata informata della possibilità di raggiungere l’Italia accolta da una coppia di connazionali che avrebbero potuto offrirle alloggio e darle un lavoro.

Purtroppo era solo l’inizio di un incubo. Si imbarca su un gommone, dopo avere trascorso tre mesi in Libia, destinazione Sicilia accompagnata da un cosiddetto Trolley man. Qui “presa di possesso” e la sua immediata immissione nel circuito della prostituzione, passando dal Cara di Mineo e dal trasferimento a Imola dalla Madame. C’era un addetto al controllo della vittima, colui che aveva il compito di accertare che venissero rispettati i patti dietro continue minacce. Alla ragazza venina vietato anche di parlare al telefono con i genitori, oltre a continue vessazioni, riti vodoo e violenze fisiche qualora non avesse portato a casa il giusto compenso per le prestazioni.

Al momento del fermo della madame nella stessa abitazione si trovava la vittima che è stata subito condotta in una comunità protetta per donne vittime di tratta. I due fermati si trovano invece rinchiusi presso le case circondariali di Caltagirone (CT) e Bologna.

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