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Magistrati condannati per negligenza inescusabile

CATANIA

Palagonia. Avevano lasciato che l’ex marito la picchiasse fino a farla morire accoltellata. Con questa accusa la Corte d’appello di Messina ha condannato i magistrati incuranti della violenza dell’ex della vittima, Saverio Nolfo, che 10 anni fa a Palagonia nel Catanese, ha ucciso la moglie. Nolfo è in carcere dove deve scontare 20 anni per omicidio.

Decisione della Corte d’appello che stabilisce che a suo tempo ci fu dolo e colpa grave nell’inerzia dei pm che dopo i primi evidenti segnali di violenza da parte del marito, non trovarono il modo di fermarlo, nonostante le reiterate denunce della donna. Ben 12.

La condanna si rifà alla legge del 1988 sulla responsabilità civile dei magistrati e riguarda due pubblici ministeri per “negligenza inescusabile” che nel 2007 – quando avvenne l’omicidio di Marianna Manduca, uccisa dall’ex marito Saverio Nolfo dopo averlo più volte denunciato ma senza esito – lavoravano alla procura di Caltagirone. Insieme ai due pm è stata condannata al risarcimento delle parti civili anche la Presidenza del consiglio dei ministri.

Viene così accolto il ricorso dei tre figli di Marianna Manduca, tutti minorenni, perché secondo la Cassazione, i pm furono negligenti. Una strada aperta dall’ex pm antimafia Aurelio Galasso, che assiste legalmente i tre minori e che ora, con la definitiva posizione della Suprema Corte guarderà verso nuovi scenari: lo zio nominato tutore dei tre bambini, ha fatto valere il diritto dei piccoli orfani, che vivono nelle Marche con lui e la sua famiglia.

La Corte di Appello di Messina non potrà più respingere la richiesta sostenendo che sono scaduti i termini e che l’azione andava esercitata entro i due anni dalla morte di Marianna, uccisa a 32 anni con 12 coltellate il 3 ottobre del 2007. Solo che il tutore dei tre minori, lo zio, in realtà un cugino della vittima, ha ricevuto la nomina il 21 dicembre del 2010 e ha potuto iniziare la causa contro lo Stato solo il 5 aprile del 2011.

Per la Cassazione invece le argomentazioni dei magistrati messinesi «non hanno fondamento giuridico» e, anzi, si pongono «in contrasto frontale» con la Costituzione che assicura tutela anche ai soggetti minori per quanto riguarda «l’accesso alla giustizia». Questo perché – spiegano i supremi giudici – il termine biennale, in un caso del genere, non può decorrere dal giorno della morte della donna ma «dal momento in cui i minori stessi avessero acquistato la capacità di agire», ovvero dal giorno in cui un adulto veniva ufficialmente nominato loro tutore.

Pertanto, il ricorso depositato nell’aprile del 2011, non era affetto da «decadenza» dunque secondo la Cassazione l’azione risarcitoria è «legittimamente» esercitabile.

Ricordiamo che le aggressioni subite da Marianna Manduca erano avvenute tutte in pubblico e che l’ultima, quella fatale, avvenne alla vigilia della sentenza che doveva affidare i tre bambini alla madre dopo la separazione da Saverio Nolfo. L’omicida accoltellò non solo la donna, ma colpì gravemente anche l’ex suocero l’unico uomo che ha cercato di difendere Marianna.

Sarà la Presidenza del consiglio dei ministri a dovere risarcire 300mila euro, in base alla sentenza del Tribunale civile di Messina, i tre figli di Marianna Manduca.

“È una sentenza importante”, dice l’avvocato Licia D’Amico dello studio Galasso, perché non c’erano mai stati casi simili, giudicati in questo modo.

Uno dei due magistrati condannati è ormai in pensione, la seconda lavora in un altro Tribunale.

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