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Quell’omicidio di mafia a 24 ore dall’anniversario. Bindi: «Profanazione»

PALERMO

«Non abbassiamo la guardia. La scelta del giorno, se non è stata fatta apposta, è comunque una profanazione». Il presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi si riferisce all’omicidio di ieri del boss di Porta Nuova, Giuseppe Dainotti.  Un commento che arriva in occasione delle celebrazioni per il venticinquesimo anniversario delle stragi di Capaci e Via D’Amelio nell’aula bunker del carcere dell’Ucciardone, a Palermo.

«Dovremmo capire che la mafia non è quella di 25 anni fa, quella l’abbiamo sconfitta – continua la Bindi –  Non è morta, è viva ma non è la stessa e per combatterla dobbiamo in qualche modo cominciare a precederla come ci hanno insegnato Falcone e Borsellino. La mafia delle stragi era indubbiamente pericolosa, basta ricordare quegli anni, ma lo Stato ha dimostrato che quando vuole la può sconfiggere. Credo anche che non dobbiamo sottovalutare quella di oggi che continua ad avere un controllo del territorio con la droga e soprattutto con gli affari: sta inquinando con i soldi di attività illegali l’economia pulita del nostro Paese e insieme a noi dovrebbero imparare a non sottovalutarla anche i paesi europei».

E intanto continuano le indagini della polizia sull’agguato di mafia di Giuseppe Dainotti, 67 anni, ucciso a colpi di pistola ieri mentre era in bici in via D’Ossuna. Due killer lo avrebbero affiancato e gli avrebbero sparato in testa proprio il giorno prima del venticinquesimo anniversario della strage di Capaci.

23 maggio 2017

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