Ti trovi qui
Home > Apertura > Aree di raccolta o parcheggi? La denuncia di Mobilità Sostenibile

Aree di raccolta o parcheggi? La denuncia di Mobilità Sostenibile

CATANIA

Le aree di attesa sono slarghi, piazze e perfino bambinopoli scelti dalla protezione civile per la loro posizione strategica che hanno all’interno dei vari rioni che compongono le sei municipalità catanesi. Aree di raccolta che, in caso di terremoto o alluvione, possono accogliere tende oppure ospedali da campo e prestare così soccorso alla gente. Siti che, sottolinea l’associazione Mobilità Sostenibile, per la loro importanza dovrebbero essere facilmente raggiungibili e identificabili dalla popolazione. «La questione di fondo- afferma Annamaria Pace di Mobilità Sostenibile- è che questi luoghi spesso, soprattutto al centro, vengono utilizzati come un immenso parcheggio. Un esempio evidente è lo slargo di fronte al Tribunale. In caso di calamità sarebbero in pochi a mettersi in salvo raggiungendo il centro dell’area. Non solo- continua Pace- ad aggravare il problema c’è pure la presenza della vetture abbandonate che, nella sola Catania, sono circa duemila». Nel capoluogo etneo le aree di raccolta sono circa 130. Tra queste ci sono il piazzale Sanzio, il parcheggio nei pressi di via Misericordia, piazza Dante, lo slargo di via Signorelli, piazza Verga, piazza Carlo Alberto e piazza Palestro. Si tratta, comunque, di una minima parte delle zone di attesa che dal centro storico arrivano fino alla fascia esterna della città. La protezione civile divide queste strutture in tre categorie: quelle di raccolta appunto dove la gente si raduna, quelle rosse per il ricovero e quelle gialle che accolgono i soccorsi esterni. «L’attenzione che poniamo alla questione è massima- dice l’assessore ai Lavori Pubblici Luigi Bosco- questi siti non possono essere usati esclusivamente come aree di raccolta altrimenti la città avrebbe grossi problemi in termini viari e di vivibilità. Il parcheggio selvaggio è un grosso problema e già da questa settimana avvierò un’opera di monitoraggio per capire le tempistiche di intervento».

9 maggio 2017

Articoli Consigliati

Top