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Marisa Mazzaglia: la presidente “una e trina”

CATANIA

Nicolosi. Si serrano le fila per la corsa alle prossime amministrative nel comune di Nicolosi e la scelta di chi dovrà governare per i prossimi cinque anni il Comune sembra avere ancora esito incerto. Se dovessimo scegliere il candidato ideale, tale scelta non potrebbe che ricadere su chi ha già amministrato, magari in maniera oculata ed equilibrata, su chi ha gestito il bene pubblico con morigeratezza e imparzialità. Se queste dovessero essere le principali doti che deve possedere un amministratore, non riteniamo certo di poterle attribuire all’attuale presidente del Parco dell’Etna, Marisa Mazzaglia, che oltre che essere al vertice dell’Ente Parco è anche consigliere comunale a Nicolosi ed anche assessore al Turismo ed anche cosa altro?
Un vero e proprio monopolio istituzionale che negli ultimi cinque anni ha permesso alla presidente, o alla consigliera o all’assessore, (c’è l’imbarazzo della scelta), di “gestire” un territorio ricco di risorse ma con scarsi risultati e con politiche non certo coerenti con tutte quelle doti che abbiamo prima elencato.
A dirlo non sono solo i risultati, o per meglio dire, i non-risultati di anni e anni di monopolistica amministrazione, ma a puntare il dito era già stato il geologo Francesco Cannavò, mesi or sono, quindi come si direbbe in questi casi, in tempi non sospetti.

Ma facciamo un breve riassunto. Il territorio del Parco dell’Etna venne suddiviso in quattro macro aree A, B, C,D e nel giugno del 2013, l’Etna viene riconosciuta Patrimonio dell’Umanità. Un’occasione unica che avrebbe dovuto avere il contemporaneo effetto sia di tutelare il patrimonio Etna, ma soprattutto una ghiotta opportunità per consentire lo sviluppo delle attività imprenditoriali ed economiche del territorio che, senza ombra di smentita, avrebbero generato benefit a tutti i livelli per i Comuni facenti parte del Parco.

Nella disamina di Cannavò resa alla testata Sicilia web, si legge testualmente: «Ciò sarebbe stato possibile, anche, attraverso la redazione e l’esecutività del Piano Territoriale e dei Piani Particolareggiati, ma purtroppo ad oggi il Parco dell’Etna non ha nessuno di questi strumenti. E’ fuor di ogni dubbio che gli obiettivi di sviluppo non sono stati centrati se non la salvaguardia dell’ambiente (a parte le mini discariche presenti a macchia di leopardo). Si può parlare di aspettative tradite? Certamente sì, appesantite anche dall’introduzione di vincoli discendenti, come quello del ‘96, quando la Regione con la legge n°16 introdusse il divieto di edificazione nelle zone boscate, vanificando una eventuale futura pianificazione. Da ambientalista convinto e lungi dal voler sottovalutare il valore e la difesa della conservazione del patrimonio naturale e ambientale, che va ovviamente mantenuto e preservato, occorre interrogarsi se il Parco dell’Etna, per quello è che oggi, serve ancora a rappresentare quelle nobili e alte finalità istitutive. Per tecnici ed esperti i parchi, così come sono stati ridotti, non servono più e gli enti che sono stati pensati e costruiti negli anni ’80 per la loro gestione, se non irrilevanti sono addirittura dannosi per il territorio, un freno al suo sviluppo, un ostacolo alla sua fruizione – continua Cannavò – un balzello insopportabile quando semplicemente non sono considerati con indifferenza dalla stessa popolazione residente limitandosi ed essere solo un costo, peraltro sempre più a fatica sostenibile dalla Regione».

Basti pensare che la zona “C altomontana” deputata allo sviluppo delle attività imprenditoriali e turistiche a Nicolosi Nord, è di fatto congelata o per meglio dire volontariamente paralizzata con la complicità dell’Amministrazione Comunale. Una verità scomoda, imbarazzante ma attuale. Mentre al centro di Nicolosi pullulano nuove attività commerciali di ogni genere, molte legate alla ristorazione, con una flessibilità regolamentare degna della più acuta mente imprenditoriale esistente sulla faccia della terra, a Nicolosi Nord, nella zona del piazzale del Rifugio Sapienza, il tempo sembra essersi fermato. Ma forse il termine complicità è inesatto, visto che colei che presiede l’Ente Parco avrebbe dovuto dialogare con l’assessore al turismo del Comune, che è sempre Lei, e le delibere avrebbe dovuto approvarle un consiglio comunale di cui sempre Lei è parte della maggioranza. Sempre ecumenicamente parlando ci verrebbe da dire: Una e Trina!

Un monopolio istituzionale paralizzante o forse tutelante di interessi ed attività a scopo di lucro in netto contrasto. Ricordiamo che tre dei tredici beneficiari del mercatino “monopolio” del souvenir appartengono a suoi parenti entro il quarto grado ed uno è proprio suo marito. Insomma un vero e proprio conflitto di interessi. Nella vita bisogna fare delle scelte. O lavorare per il bene pubblico per il benessere della comunità. O lavorare per se stessi. O lavorare nel bene pubblico per il benessere di se stessi.

Il suo slogan elettorale recita: “Continuiamo a lavorare per la nostra Nicolosi”. Nostra in che senso?
E’ sicura di non aver sbagliato aggettivo? Siamo certi che lei, che ha dimostrato in più occasioni di essere un’amministratore di “spessore”, saprà scegliere con saggezza. Perché, sempre parafrasando Giobbe 34,10-11, desideriamo ricordarle “Perciò ascoltatemi, uomini di senno: lungi da Dio l’iniquità e dall’Onnipotente l’ingiustizia! 11 Poiché egli ripaga l’uomo secondo il suo operato e fa trovare ad ognuno secondo la sua condotta”.
Solo per il bene di Nicolosi.

4 maggio 2017

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