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Alla paziente non piace la diagnosi, scatta l’aggressione al medico

CATANIA

Nuova aggressione all’ospedale Vittorio Emanuele di Catania. Erano le 18.30 del 30 aprile quando una paziente dopo essere stata visitata, pretendendo di effettuare subito degli accertamenti richiesti non urgenti, e nello stesso presidio ospedaliero, ha aggredito prima verbalmente poi fisicamente, una dottoressa e un’infermiera del Pronto soccorso. Nella colluttazione in cui la dottoressa ha subito la violenza di calci e pugni (ferite non gravi guaribili in 15 giorni di prognosi), la signora ha prima cercato di strappare il cellulare che il medico aveva preso per chiamare le Forze dell’Ordine, poi ha anche rotto un computer che era nell’ambulatorio delle visite.

La causa questa volta non è stata l’attesa – ritenuta spesso eccessiva – ma la diagnosi che la dottoressa aveva emesso nel referto di uscita perché, dopo aver fatto tutti gli accertamenti e prelievi di protocollo e non avendo trovato un quadro patologico sospetto, alla paziente era stato prescritto di fare degli ulteriori controlli da sottoporre poi al suo medico curante.

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Ma la diagnosi non è piaciuta alla signora e pretendendo di voler fare subito gli esami richiesti, nel giro di pochi minuti è passata dalla violenza verbale ai fatti, scagliandosi contro la dottoressa. Per fortuna 10 minuti dopo la telefonata sono intervenuti i Carabinieri, e così la colluttazione si è arrestata.

La signora, tra i 40 e i 50 anni, che si era recata al Pronto soccorso da sola e sempre da sola era prossima ad andarsene, prima di aggredire la dottoressa aveva telefonato ad alcuni suoi parenti per avere maggiore supporto. La signora è stata identificata dai Carabinieri che condurranno  le indagini di rito.

«Certo è – sostiene Giuseppe Carpinteri, primario del Pronto soccorso del Vittorio Emanuele di Catania – che questi episodi creano un ambiente insostenibile da un punto di vista psicologico perché si vive nell’ansia continua. Dall’inizio dell’anno è la sesta aggressione. La dottoressa che p stata aggredita è tra le più esperte del reparto. Ora oltre alle indagini dei Carabinieri, saranno avviate certamente anche quelle interne perché il danno causato relativo al computer, è ingente».

«Per fortuna, nonostante siano negativi, non si tratta di episodi frutto della normalità: sono 65.000 i pazienti che visitiamo ogni anno al Pronto soccorso!» continua a spiegare il primario che lavora al Vittorio Emanuele da 25 anni e che dunque è una realtà che conosce molto bene.

E dire che lo stesso Carpinteri si era detto stranito di come nelle ultime settimane fosse andato tutto bene! L’ultima aggressione in un ospedale di Catania, risale al 9 marzo, al Cannizzaro (leggi tutte le date del 2017)

Chi però sta iniziando a perdere la pazienza è invece Calogero Coniglio, segretario territoriale della provincia di Catania e coordinatore nazionale Fsi-Usae (Federazione Sindacati Indipendenti aderente alla Confederazione Unione Sindacati Autonomi Europei) che lamenta la scarsa attenzione e la mancata sicurezza per gli operatori sanitari:  «È inconcepibile che, ancora oggi, dopo appelli, denunce, richieste di incontri con i prefetti, il personale sanitario dei Pronto soccorso e dei reparti che operano, in prima linea, per la tutela del cittadino, siano oggetto di aggressioni».

«Ancora una volta – scrive in una nota – ci ritroviamo a raccontare e denunciare episodi in cui colleghi, armati solo di competenza, serietà e professionalità, si scontrano con l’arroganza e la prepotenza di chi conosce solo il linguaggio della violenza”».

1 maggio 2017

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