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Palermo, il giudice: «Madre sociale deve vedere i figli»

PALERMO

La sentenza è storica e arriva dalla Corte d’Appello di Palermo. Anche i bambini nati attraverso la fecondazione eterologa da due mamme gay avranno la possibilità di vedere l’ex compagna della mamma biologica, un pomeriggio alla settimana e almeno due fine settimana al mese. Secondo la Corte i bambini hanno il diritto di mantenere il legame affettivo instaurato con la ex partner della madre, una sentenza che tende ad equiparare una situazione ormai consolidata nella separazione di una coppia eterosessuale.

La storia ha inizio nell’aprile di due anni fa. Un amore finito male, tante incomprensioni e la decisione di separarsi anche se nella coppia ci sono due bambini nati con la fecondazione assistita, due gemelli che oggi hanno 8 anni. La compagna aveva ottenuto dal Tribunale civile la possibilità di stare coi bambini secondo un calendario prestabilito dal giudice. La madre biologica aveva fatto ricorso vietando di fatto la possibilità di un contatto tra i bambini e l’ex compagna. E così, la Corte d’Appello ha dato ragione all’ex partner. I giudici, prima di decidere, si erano rivolti alla Corte costituzionale, che nell’ottobre del 2016 aveva stabilito che le attuali norme permettono al giudice di valutare caso per caso e nell’interesse del figlio minore, al fine conservare rapporti significativi con l’ex partner del genitore biologico.

«In assenza di una legge che regolamenti queste fattispecie è una buona notizia – spiega Ana Maria Vasile, presidente di Arcigay Palermo – Ancora una volta, la magistratura italiana ha preso una decisione mettendo al primo posto l’interesse dei minori. E siamo convinti che il legislatore non possa continuare a indugiare, delegando alla magistratura la tutela dei minori. Deve assumersi definitivamente la responsabilità di regolamentare la stepchild adoption e riformare le adozioni». 

«Come recita lo slogan di Famiglie Arcobaleno, è l’amore che crea una famiglia – prosegue la portavoce di Arcigay – prima ancora dei legami biologici e genetici. Sebbene la decisione presa a Palermo sia destinata a fare giurisprudenza, crediamo sia arrivato il momento per il Parlamento di emanare una legge che disciplini situazioni come questa e similari, eliminando la discriminazione tra figli di serie A e di serie B».

«La sentenza è inedita in Italia ed è per noi significativa – sottolinea anche Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno – perché ci restituisce la cosa più importante: riconosce dignità al legame affettivo che i bambini hanno creato con entrambe le mamme nonostante, purtroppo, la figura del genitore non biologico non possa ancora essere equiparata a quella del genitore biologico. Auspichiamo vivamente che il legislatore raccolga lo stimolo della Corte, di modo da intervenire a livello normativo nel nostro ordinamento per sanare questo vuoto».

Roberto Chifari

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