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Povertà: la CRI a Catania ha servito «3.200 pasti di strada solo nel 2016»

CARITAS

Due giorni fa i dati raccolti dalla Caritas di Catania hanno messo in luce una condizione di povertà in netta crescita anche nella città etnea. Due anni a confronto, il 2015 e il 2016: nell’arco del secondo anno preso in esame la gente che si è rivolta ai centri ascolto Caritas è quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Oggi i numeri della Croce Rossa di Catania. Stamattina, come ogni giovedì mattina e martedì pomeriggio, un gazebo della Croce Rossa Italiana poco lontano dalla stazione centrale, diventa un punto di riferimento per i tanti che chiedono abiti o semplicemente qualcosa da mettere sotto ai denti. Questo servizio è nato lo scorso anno, per l’emergenza freddo, ma rimane nel calendario settimanale. Lo scorso anno sono stati 203 i migranti che hanno chiesto aiuto. A questi si aggiungono un centinaio di catanesi. Nell’anno in corso sono già 60 i migranti aiutati attraverso questa struttura. Una trentina, ogni mese, sono solo catanesi. Ma i dati della Croce Rossa raccontano uno spaccato più ampio: i pasti di strada serviti la domenica nel solo 2016 sono stati 3200. Circa il 70% delle persone alle quali è stato offerto un pasto è gente del posto. Moltissimi sono uomini, soli, divorziati, tra i 40 e 60 anni. In tanti dormono in auto. Rispetto al 2015 l’incremento registrato degli utenti italiani è stato del 20%. E poi c’è lo sportello sociale tra i servizi della Croce Rossa catanese: 80 i nuclei familiari che hanno chiesto aiuto allo sportello nel solo 2016. Nel 2017 se ne sono aggiunti 30.
«Nell’ambito delle nuove povertà, – spiega Santa Sicali, delegata CRI, Catania – oltre a registrare un incremento dei cosiddetti “nuovi poveri”, rappresentata da quella fascia medio bassa della popolazione che adesso ha toccato la soglia di povertà perché non riesce più a rispondere alle necessità più impellenti, si aggiungono coloro che avevano già una condizione di precarietà anche prima del 2015, 2016. Le maggiori criticità si hanno sul piano dell’assistenza abitativa e dell’assistenza sanitaria. I dormitori, per esempio, al momento utilizzabili non sono sufficienti alla richiesta».

6 aprile 2017

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