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Catania: commissione d’inchiesta sugli effetti dell’uranio impoverito

CATANIA

Ci sono zone, impianti industriali dove si muore per l inquinamento. C’’è la Puglia , la Sardegna e, poi, la Sicilia.  La base Nato di Sigonella, il poligono Drasi di Agrigento e il Muos di Niscemi tra i temi al centro del ciclo di audizioni della commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito, che oggi ha fatto sosta alla Prefettura di Catania, una delle tappe del tour siciliano. La commissione indaga sugli effetti potenzialmente nocivi per la salute dei militari dell’esercito e del personale impiegato, provenienti dalla presenza di uranio impoverito e di altre minacce chimiche ma anche dalle emissioni elettromagnetiche. Sulle emissioni di onde elettromagnetiche del Muos di Niscemi l’Arpa Sicilia ha portato in commissione i propri dati.
«Secondo noi, dal punto di vista sanitario la sorveglianza non è abbastanza approfondita – ha spiegato il capogruppo 5 stelle della commissione, Giulia Grillo – soprattutto per studiare gli effetti a lungo termine delle onde elettromagnetiche. Parliamo di una zona sottoposta a un inquinamento costante».

E poi c’è anche il poligono di Drasi, argomento affrontato nell’incontro ad Agrigento dall’associazione Mare amico. «Bonificare il mare di fronte al poligono – ha detto il presidente della commissione, Gian Piero Scanu – è il nostro prossimo obiettivo. Nessuno, fino ad ora, si è mai posto il problema di andare a raccogliere le migliaia di proiettili che nei decenni sono stati sparati da terra verso il mare».
Tra vaccini, uranio impoverito, altre contaminazioni di tipo chimico ci sono oltre 340 morti nell’esercito italiano e oltre seimila casi di militari o ex militari malati.

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6 aprile 2017

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