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Catania: medici dell’Arnas Garibaldi indicono stato di agitazione

CATANIA

La rete ospedaliera siciliana, varata ieri in Commissione Sanità all’Ars, non convince del tutto. Specie per i sindacati di categoria, lasciati in disparte dalle valutazioni. Per questo, le OO.SS. mediche dell’ARNAS Garibaldi di Catania esprimono il totale dissenso riguardante la proposta della nuova rete.

L’Azienda Garibaldi pur avendo acquisito il DEA di II livello, verrebbe fortemente penalizzata con la prevista soppressione sia di posti letto che di Unità Operative con grave ripercussione sulla qualità e sulla quantità delle cure erogate a pazienti acuti e cronici.

Ciò assume un rilievo drammatico se si considera inoltre, la prossima chiusura del Pronto Soccorso dell’Ospedale Vittorio Emanuele che comporterà un ulteriore incremento dell’afflusso dei pazienti al Garibaldi, inteso come unico Pronto Soccorso cittadino.

Secondo le organizazzioni sindacali – che in una nota intersindacale riportante le sigle di ANAAO ASSOMED, CIMO, CISL MEDICI, FM UIL FPL AMCO e SNR, sono «Assolutamente inaccettabili ed imprudenti risultano il declassamento e la soppressione di numerose strutture di eccellenza quali la Neurochirurgia, l’Oncoematologia, la Neonatologia, l’Epatologia, la Rianimazione Pediatrica, la Medicina d’Urgenza, Cardiologia, la Radiologia ed altre».

Queste motivazioni sono state più volte espresse nei mesi scorsi all’assessore reg.le della Salute Baldo Gucciardi e al sindaco di Catania Enzo Bianco, che hanno dimostrato l’assoluta presa di coscienza della gravità della problematica tanto da assicurare un loro tempestivo intervento che avrebbe mirato al mantenimento dei posti letto e delle Unità Operative dell’ARNAS Garibaldi.

Ma dalla coscienza alla presa di posizione, c’è di mezzo l’attesa. Tant’è che al via libera della Rete ospedaliera da parte della Commissione Sanità all’Ars, l’impegno richiesto è stato totalmente disatteso pertanto che le OO.SS. mediche del presidio Arnas Garibaldi di Catania, continua la nota – «dichiarano lo stato di agitazione, riservandosi ulteriori iniziative».

31 marzo 2017

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