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Lo scandalo del supermercato MD. L’imbarazzante condotta del Comune di Nicolosi

Da stabilimento industriale a supermercato attraverso un cambio di destinazione d’uso irrealizzabile. Accompagnato da una concessione edilizia illegittima. Sembra ancora una volta la trama di un film e invece è l’allucinante storia vera avente per protagonista il discount MD di Nicolosi. Un caso che vede il suo epilogo con una sentenza definitiva del Consiglio di giustizia amministrativa che nel 2016 ha messo la parola fine ad una vicenda dai contorni torbidi sotto il profilo amministrativo. Un esempio evidente di gestione opaca e priva di trasparenza del comune guidato dal sindaco Geom. Borzì. Un capitolo che ha aperto anche un fronte giudiziario sotto l’aspetto penale, con il rinvio a giudizio di un funzionario del comune per abuso d’ufficio, falso ideologico e violazione delle norme in materia di urbanistica.

Nella sua sentenza il Cga sottolinea la illegittimità del rilascio della concessione edilizia in sanatoria sulla base di una richiesta formulata nel lontano 1985. Un passaggio avvenuto nel 2011, seguito dall’autorizzazione per l’apertura di un nuovo esercizio commerciale. Secondo i magistrati, l’abuso edilizio avrebbe comportato la realizzazione di opere in assenza di un titolo edilizio e, in epoca successiva, vi sarebbe stata la presentazione della domanda di condono. I giudici rilevano anche la illegittimità della modifica della destinazione d’uso del bene, che in origine sarebbe stata quella di stabilimento industriale. Dalla illegittimità della sanatoria sarebbe poi derivata l’illegittimità della concessione edilizia, datata 2012. In origine, il caso era stato sollevato da due esercenti, titolari di distinti esercizi commerciali per la vendita al dettaglio di prodotti alimentari, e da due proprietari di terreni agricoli, che avevano impugnato con ricorso al Tar una serie di atti dell’amministrazione guidata dal sindaco Borzì relativi a concessioni edilizie, anche in sanatoria, e l’autorizzazione commerciale rilasciati in favore della BI srl e della Lillo spa. Passaggi che avevano portato all’apertura, in via Scalonazzo, di un nuovo esercizio commerciale per la vendita di prodotti alimentari e della casa con marchio MD Discount.

Si rimane stupiti leggendo tra le righe della sentenza. Una precisa responsabilità dell’intera amministrazione comunale, del Sindaco, dei suoi tecnici e dei suoi funzionari, protagonisti non solo di un macroscopica, quasi stupefacente, violazione di norme e procedure, ma soprattutto responsabili di ingenti danni economici e dell’effetto negativo che la loro condotta ha avuto sulla ricaduta occupazionale.

Nella sentenza del Cga, si evidenzia che l’amministrazione del piccolo centro etneo avrebbe dovuto verificare che le opere fossero ultimate o completate funzionalmente nel termine fissato dalla legge, un compito istruttorio che secondo i giudici in questa vicenda il comune di Nicolosi non ha assolto con sufficiente attenzione e sulla base di una valutazione attendibile.

Ma non è tutto. L’atto era viziato ab origine per via della configurazione del terreno ricadente su una zona destinata urbanisticamente ad uso agricolo e non commerciale. A fronte di questi passaggi, quindi, ne deriva l’illegittimità dell’autorizzazione commerciale rilasciata nel 2013, legata proprio alla peculiare destinazione urbanistica della zona che non permette l’apertura di strutture di media e grande distribuzione. Come avrebbe detto il buon vecchio Lubrano, la domanda sorge spontanea? Come si è potuto ignorare tutto questo?

Ma come ogni trama di un film girato bene o di quei romanzi nicolositi che siamo ormai abituati a leggere, non siamo giunti alla fine. Emergono ancora particolari sconcertanti.

L’accoglimento della domanda di condono, a suo tempo presentata, risulta illegittima perché l’opera realizzata non rientra tra quelle sanabili e l’originaria istanza di condono sarebbe stata modificata nel corso del tempo, cambiando la destinazione del bene da industriale a commerciale. Al cospetto di questi rilievi il Consiglio ha chiesto chiarimenti al Comune sui tempi e sulle modalità di svolgimento del procedimento di condono, protrattosi per oltre 20 anni. Nel 2009, su precisa risposta del Comune di Nicolosi, la BI srl aveva chiesto la voltura della pratica, indicando una destinazione del bene diversa, ad uso commerciale. L’inesattezza contenuta nella concessione edilizia in sanatoria del 2011 è palese perché richiama l’istanza del 1985, come se questa fosse stata presentata, sin dall’inizio, per un fabbricato avente destinazione ad uso commerciale. Dalla documentazione acquisita emerge chiaramente, che il cambio di destinazione d’uso è avvenuto su esplicita iniziativa del privato molti anni dopo e senza che il Comune ne valutasse l’ammissibilità e la compatibilità con lo stato dei luoghi, limitandosi a prenderne atto.

Misteri nicolositi…

29 marzo 2017

 

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