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Costretto a spogliarsi a scuola sotto minaccia: denunciati due studenti “bulli”

 

 RAGUSA

Costretto a spogliarsi e a ballare nudo alla fermata dell’autobus. E’ l’agghiacciante esperienza di uno studente ragusano preso di mira dai “bulli” dell’istituto che frequenta. Ma questo è stato solo l’ultimo degli episodi. L’adolescente da tempo era oggetto di scherzi pesanti, di percosse e insulti. Una situazione insostenibile, che è culminata proprio nell’ultimo episodio, il più grave, in cui è stato costretto a spogliarsi.

I compagni di scuola lo deridevano, lo picchiavano e lui di questo soffriva molto, ma pur di restare in buoni rapporti con i compagni, sottostava a tutto. Poi però, ha trovato il coraggio di dire basta. Così si è recato dal preside dell’istituto denunciando l’accaduto ed è partita la segnalazione agli agenti della polizia di Ragusa, che sono subito arrivati a scuola per sentire la testimonianza della vittima. Suonata l’ultima campanella, com’era solito fare ogni giorno, la vittima aspettava l’autobus in uno spazio antistante all’istituto in compagnia del gruppo. Uno di loro quel giorno aveva una piccola cassa acustica connessa al cellulare e sulle note di una canzone, mentre ballavano tutti insieme, hanno invitato la vittima a spogliarsi. Lui si è rifiutato più volte, ma è stato costretto ad abbassare pantaloni e mutandine sotto le percosse dei compagni. E come se tutto questo non fosse già abbastanza grave, hanno ripreso tutto con il cellulare, postando il video sui social.

In poche ore i bulli sono stati individuati e interrogati. Inizialmente hanno negato tutto, ma grazie all’insistenza degli agenti hanno confessato, scoppiando in lacrime e chiedendo scusa per quanto accaduto. Tutti hanno dichiarato di essersi pentiti e di aver voluto soltanto scherzare, promettendo di chiedere scusa al compagno di scuola e di non commettere più gesti simili. Ma come la cronaca ci racconta, questo è solo uno dei casi di violenza tra i banchi di scuola. Il bullismo è un fenomeno incontenibile e diventato ormai all’ordine del giorno.

30 marzo 2017

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