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Immigrazione, violentate e picchiate: la denuncia del The Guardian

RAGUSA

Il Guardian punta il dito contro lo sfruttamento schiavistico delle immigrate rumene nelle serre della provincia di Ragusa, la terza in Europa per la produzione di beni agricoli.

In una lunga inchiesta, condotta sul territorio raccogliendo le testimonianze di forze dell’ordine, associazioni di categoria e 10 donne che hanno accettato di parlare, il quotidiano britannico denuncia situazioni oltre l’immaginabile. Turni di lavoro più che massacranti, paghe ben al di sotto delle previsioni di legge, «cibo per gatti dato come pasto, rifiuto di prestare la dovuta assistenza sanitaria» e, soprattutto, schiavitù sessuale.

«La sera le donne divengono il divertimento per gli agricoltori e i loro amici, e raccontano di violenze e umiliazioni durate anni» si legge nel duro reportage, che descrive come «nascoste dietro campi di serre dalla plastica bianca mossa dal vento, almeno 5 mila rumene lavorino nel settore agricolo».

«Il modo in cui sono trattate è un sempre più grande scandalo contro il rispetto dei diritti umani», accusa senza mezzi termini, «uno scandalo che viene perpetrato nella quasi assoluta impunità». Se si considera la Sicilia nel suo complesso i numeri aumentano, perché le donne che «vivono in schiavitù in tutta la regione sono 7.500. Ma intervenire è difficile, perché non è facile aprire un’indagine quando le vittime sono troppo impaurite per parlare», dicono i carabinieri.

Non si fa attendere la replica del direttore della Caritas di Ragusa, Domenico Leggio, che all’agenzia di stampa Agi dichiara: «Il problema in tutta la zona è l’isolamento in cui le persone sono costrette a vivere. Non è solo un tema di sfruttamenti sessuali che dovrebbe inquietarci, ma tutta la complessità sociale. La complessità sociale riguarda il lavoratore, le donne, i minori presenti in quella zona che sono tanti. Si va a ricercare solo ed esclusivamente l’aspetto che riguarda l’abuso sessuale ma – spiega Leggio – noi abbiamo avuto anche qui con tanto dolore una donna che i nostri volontari sono andati a prendere di sera in un’abitazione fatiscente, con due minori, l’hanno portata in una nostra casa di accoglienza ma l’indomani mattina la donna è voluta ritornare in quella zona perché doveva mandare i soldi in Romania. E ciò nonostante le prevaricazioni e gli abusi di cui era testimone la figlia, nonostante la bambina la implorasse, non c’è stato verso, è tornata in un’azienda limitrofa sperando che non si ripetessero gli stessi fatti».

Per il direttore della Caritas la soluzione c’è. «Intanto bisognerebbe attivare le misure che riguardano questa zona, c’è un protocollo d’intesa sottoscritto fra interni, agricoltura, sindacati e libera, in cui si individuano sette località fra cui Ragusa che è individuata come quella zona in cui investire denaro per uscire da queste situazioni e poi il potenziamento di servizi e i controlli, non solo delle forze dell’ordine ma il controllo sociale che va portato avanti da tutti gli enti istituzionali. È indispensabile l’intervento del Governo nazionale e di quello regionale che aiuti enti locali e forze dell’ordine in questi territori inaccessibili».

13 marzo 2017

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