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Clochard bruciato vivo, la moglie: «Solo un mostro poteva fare questo»

PALERMO

«Solo un mostro può bruciare viva una persona. Spero che lo prendano al più presto. Questo mostro ha lasciato due ragazzine senza un padre». È lo sfogo di Iolanda, la moglie di Marcello Cimino, il clochard di 45 anni bruciato vivo la notte scorsa mentre dormiva nel suo giaciglio sotto i portici della missione dei cappuccini.

La donna è arrivata con le sue due figlie sul luogo dell’omicidio. Racconta che la vittima «aveva una casa in cui vivere, un alloggio popolare al villaggio Santa Rosalia, ma da tempo aveva deciso di vivere qui dai cappuccini dove si trovava bene».

Se ne era andato lui di casa un anno e mezzo fa «perché aveva qualche vizio – racconta la moglie tra le lacrime – e aveva preferito andare via per il bene della famiglia». Ma continuava ad avere rapporti con la moglie e le figlie, sopratutto con le due ragazze, entrambe minorenni. «Aveva sentito le mie figlie pochi giorni fa – dice la moglie – e, per l’ennesima volta, le ragazze gli avevano chiesto di tornare a casa. Ma lui preferiva restare qui».

«Gli uomini sono diventati dei mostri – dice ancora la moglie -Marcello non era capace di fare del male a nessuno. Era buono d’animo ma aveva le sue disgrazie. Hanno tolto un padre a due figlie adolescenti». Le due figlie gridano il nome del loro padre piangendo a dirotto: «Deve pagare per quello che ti ha fatto», dicono abbracciate alla loro madre.

11 marzo 2017

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