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Palermo: mafia, massoneria e quei possibili attentati ai magistrati

PALERMO

Lasciano diversi dubbi e tante perplessità ma soprattutto preoccupano le dichiarazioni di ieri del procuratore generale della Repubblica alla Corte d’Appello, Roberto Sarpinato. «Sono stato informato di progetti di attentati, nel tempo, nei confronti dei magistrati di Palermo orditi da Matteo Messina Denaro per interessi che, da vari elementi, sembrano non essere circoscritti alla mafia ma riconducibili a entità di carattere superiore». Un fulmine a ciel sereno che mette in allarme. Scarpinato durante l’audizione in commissione parlamentare antimafia ha tracciato il profilo degli intrecci legati anche ai rapporti dagli anni ’70 ad oggi tra la mafia e la massoneria definita “deviata”.

Si sa poco, anzi solo questo delle sue dichiarazioni. Il resto, infatti, è stato secretato. Ma è quel poco che basta per aprire scenari nuovi.  Il procuratore generale ha fatto riferimento anche alle pesanti minacce di morte ai magistrati Teresa Principato e Marcello Viola: la Principato impegnata da tempo nel coordinamento delle indagini sulla cattura dell’ultimo superlatitante Messina Denaro, e Viola per una complessa inchiesta su mafia e massoneria.

Scarpinato ha suggerito di alzare le pene per i reati previsti dalla legge Anselmi e ha sostenuto la necessità di potenziare l’impianto stesso della legge. Oggi, stando alle sue dichiarazioni, sarebbero cambiati  gli interessi di Cosa Nostra che ha necessità di servirsi dei rapporti con la massoneria per arrivare a centri occulti di potere, ad essa utili.

9 marzo 2017

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