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La Sicilia, la memoria, il suo cuore: l’attualità drammatica di Leonardo Sciascia

CATANIA

Acireale. Sciascia fine osservatore e commentatore della nostra storia recente, grande erudito, poeta e giornalista sui generis. I mille volti del più grande poeta del dopoguerra tratteggiati e approfonditi durante il convegno “Sciascia: la Sicilia, la memoria e il suo cuore” organizzato dalla Città di Acireale, nell’ambito de “Le giornate della cultura”. Ieri sera al Palazzo di Città il pensiero di Leonardo Sciascia, scrittore e intellettuale siciliano, a quasi 30 anni dalla sua scomparsa, è stato sviscerato dai docenti dell’Ateneo catanese Antonio Di Grado e Giuseppe Savoca e dal giornalista Felice Cavallaro, riuniti dal deputato regionale acese Nicola D’Agostino. Dopo i saluti dell’assessore al Turismo, Antonio Coniglio che ha ribadito come la città di Acireale «si apre a una riflessione autentica su questo intellettuale e sull’illuminismo siciliano, di cui abbiamo disperato bisogno», è intervenuto il deputato regionale Nicola D’Agostino. «Abbiamo cominciato il percorso delle Giornate della Cultura, in segno di rispetto per la legalità, intitolando una piazza a Peppino Impastato – ha detto il deputato – andando oltre la retorica, ma testimoniando il nostro impegno nella lotta alla mafia che non si fa soltanto così, ma con il lavoro quotidiano fatto in questi tre anni. Stasera discutiamo insieme di Sciascia e credo che gli sarebbe piaciuto che si continuasse a parlare di lui al presente per il ruolo che attribuiva agli scrittori “veri custodi della memoria”».

Se è vero che i temi civili come la mafia o la giustizia sono il cuore della sua opera, Antonio Di Grado, ordinario di letteratura italiana, ha tracciato il profilo di uno Sciascia molto più complesso. «I temi civili di Sciascia vanno letti e decifrati attraverso lo strumento della letteratura e se il tema della giustizia è il cuore di Sciascia lo è nell’accezione più ampia della coscienza del singolo. Sciascia ci ha sempre dato chiavi di lettura diverse era questa la sua funzione di uomo contro e demistificatore». La complessità di Sciascia lo colloca ben distante dalla contraddizione più semplice, la manichea, ha sottolineato Giuseppe Savoca, docente emerito di letteratura italiana moderna e contemporanea: «Leonardo Sciascia sapeva che la Sicilia aveva conquistato l’Italia anche esportando la mafia, profetizzava che nel 2050 con l’emigrazione giovanile la popolazione siciliana si sarebbe ridotta ad un terzo e il suo “cuore” è l’atteggiamento di chi scende profondamente nel guazzabuglio dell’animo umano, tra la verità effettuale e il sogno».

A conclusione Felice Cavallaro, giornalista del Corriere della Sera, ha riportato a galla la drammaticità della denuncia sciasciana: «C’è un’attualità del pensiero di Sciascia drammaticamente provato da quanto accade da diverso tempo, il tentativo di usare il mondo dell’antimafia, da parte di alcuni, come un potere per accrescere la propria visibilità, per trarre qualche beneficio o qualche fonte di arricchimento. Tutto questo è accaduto nella politica, nel giornalismo, nei palazzi di giustizia e avvelena il pianeta antimafia e lo scarnifica, come il guscio di un uovo svuotato di albume e tuorlo. La parola antimafia spesso è stata usata impropriamente perfino dai mafiosi e si rischia un allontanamento sempre maggiore da chi davvero fa una battaglia antimafia».

5 marzo 2017

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