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Catania: 5 uffici postali chiusi e taglio di personale in vista

CATANIA

Anche le grandi aziende italiane, come nel caso delle Poste italiane, che sta rivedendo l’organico a livello nazionale convivono  con il problema occupazionale. E proprio nel caso dei Poste Italiane, azienda che negli ultimi 10 anni ha registrato un fatturato crescente – solo nell’ultimo anno, circa 1 miliardo di euro – sta andando però verso la privatizzazione e dunque,  con un significativo taglio del personale.

Negli ultimi giorni si è assistito per la prima volta a Catania, alla chiusura di alcuni uffici postali. 5 per l’esattezza, dovuti infatti a una rivisitazione delle politiche aziendali. Ma quali saranno le ripercussioni di questa privatizzazione, vista l’incidenza del personale operativo – parliamo di 140 mila dipendenti in tutta Italia?

Salvo Di Grazia, segr. pro.le Cisl Poste Catania, ha fatto il punto della situazione all’interno della nostra trasmissione “Buongiorno anche a te”. «Anche Poste italiane – ha spiegato – sta rivedendo i suoi fatturati perché nel tempo l’azienda ha spinto su alcuni servizi che hanno reso economicamente e sta quindi rivalutando il profitto di altri; è chiaro – ha aggiunto – che questo porterà naturalmente a tagli aziendali».

E la cosa preoccupa e non poco.

«La chiusura di alcuni uffici postali a Catania – ha precisato – fatto che non era mai capitato prima, non è solo una posizione aziendale che rientra in una logica più ampia, ma diventa anche un problema sociale: specie per gli anziani che ora si troveranno costretti a doversi organizzare, magari in altri quartieri, per poter riscuotere l’assegno pensionistico».

Disagi, quindi e non solo economici, su cui Poste italiane evidentemente sta facendo dei ragionamenti e non è detto che vadano incontro alle esigenze della clientela.

Anche perché, per non ingigantire il problema occupazionale, si sta attuando il metodo del rimpasto, ossia la “buona uscita” del dipendente per il “buon ingresso” del figlio… ma non è proprio così: «Il dipendente padre che lascia il suo posto di lavoro in Poste italiane, è un lavoratore dipendente che passa però al figlio, solo una parte del lavoro. Infatti i nuovi assunti – figli di dipendenti – sono solo dei part time, e non è la stessa cosa! Perché così facendo non viene garantita a questi giorni, la stabilizzazione».

Il prossimo venerdì a Viagrande, si svolgerà il 7° congresso territoriale, per fare il punto della situazione sullo stato di fatto.

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