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Detenuto per stupro si toglie la vita impiccandosi in cella, indagano gli inquirenti

SIRACUSA

Un suicidio pieno di tante incognite quello che ha visto Pietro Nolasco, detenuto nel carcere di Cavadonna a Siracusa, impiccato nella sua cella. Il peso di una colpa che forse si era fatto insopportabile e che l’ha portato al tragico gesto. Resta da capire come sia potuto accadere in una struttura altamente sorvegliata.

L’uomo, originario di Rosolini, si trovava in isolamento ed era stato arrestato lo scorso martedì in seguito allo stupro della figlia di sua zia. Nolasco aveva convinto la vittima a seguirlo in una zona isolata di campagna. Da qui la violenza con calci e pugni al volto e su tutto il resto del corpo, oltre al tentativo del 26enne di strangolare la ragazza.

Fortunatamente la giovane, approfittando di un momento di distrazione del suo aguzzino, è riuscita a scappare via ed a chiamare i Carabinieri che hanno poi, prontamente, rintracciato e bloccato l’uomo.

Già noto alle forze dell’ordine per i suoi numerosi precedenti di polizia, Nolasco era stato sottoposto agli arresti domiciliari dopo l’ultimo arresto, lo scorso 5 dicembre, quando il giovane aveva aggredito il titolare di un bar lungo la Strada Statale 115 con lo scopo di farsi consegnare una birra e il denaro contante.

Da qui il tragico epilogo della vicenda con il suicidio del 26enne in carcere. Il peso di una colpa- dicevamo- che forse si era fatto insopportabile e che l’ha portato al tragico gesto. Questa, almeno, è una delle tante ipotesi formulate sulla morte del ragazzo. Indagano ancora gli inquirenti e non escludono nessuna ipotesi; nemmeno quella che vede Nolasco indotto dagli altri detenuti al suicidio perchè tra i carcerati era considerato intollerabile lo stupro commesso ai danni di una ragazza.

Adesso la salma del ventiseienne è stata disposta sotto sequestro dal magistrato di turno ed è stata trasferita all’obitorio dell’Ospedale Umberto I di Siracusa per l’ autopsia.

13 Febbraio 2017

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