Ti trovi qui
Home > Apertura > Uzeta, il pupo dell’Opera che piaceva tanto ai catanesi

Uzeta, il pupo dell’Opera che piaceva tanto ai catanesi

Oggi nell’immaginario collettivo catanese, seppur scavando in profondità, non vi è traccia di Uzeta, figura storica dell’Opera dei pupi catanese. Ma a tappare il buco ci viene in soccorso Uzeta, un eroe catanese, il libro di Maria Antonietta Maiuri edito dalla cooperativa Macrì. Il testo, già in libreria da cinque mesi, narra delle gesta di un pupo che alla fine del ‘900 rappresentava un simbolo della iconografia popolare catanese.

«Uzeta era il palafreniere di re Cocolo – spiega l’autrice del lavoro – un regnante che viveva al Castello Ursino insieme alla bellissima figlia Galatea – Grazie al suo eroismo, Uzeta salvò Catania e divenne in seguito un cavaliere. Questo gli consentì, successivamente, di sposare la principessa e regnare sulla città. In realtà è la storia di un umile popolano che si trasforma in eroe, una figura che conquista l’amore dei catanesi. Nella loro visione, infatti, è un personaggio da emulare perché incarna la voglia di riscatto del popolo etneo, sollecitata in quel preciso momento storico politico dal populismo del sindaco socialista Giuseppe Giuffrida De Felice. Erano gli anni in cui De Felice, Pantano, Gabriello Carnazza, Vincenzo Giuffrida ed altri lavoravano per modernizzare la città e municipalizzare alcuni servizi. Dunque, l’idea di rappresentare nell’Opera dei pupi un personaggio come Uzeta non è stata casuale». Una di quelle storie che oggi non si rappresentano più ma che, nella prima metà del Novecento, riempivano decine di teatri dell’Opira ‘i pupi. Non un paladino della corte di Francia ma un semplice servo che grazie al suo coraggio percorrerà la scala sociale del tempo fino a condurlo al trono.

Il libro scritto da Maria Antonietta Maiuri narra di un collezionista, Vincenzo Abbate, che ha raccolto ventotto cartelli aventi come soggetto le avventure del pupo, la cui storia nel 1900 è stata totalmente inventata dal puparo catanese Raffaele Trombetta e ripresa dopo un paio di anni dal giornalista Giuseppe Malfa in un romanzo a dispense.

«Nel libro – sottolinea la scrittrice – viene messo a confronto il romanzo scritto da Malfa con la storia inventata da Raffaele Trombetta e poi rappresentata dai pupari catanesi. È anche il tentativo di esaltare il valore dell’Opera dei pupi come fonte letteraria. Vincenzo Abbate ha recuperato 28 cartelli relativi alla storia di Uzeta il catanese. I cartelli erano i manifesti con i quali i pupari promuovevano ogni serata del loro lungo ciclo di rappresentazioni. A Catania in quel periodo c’erano almeno 2 teatrini per quartiere, e le storie venivano rappresentate a episodi con una durata che raggiungeva anche i 9 mesi. All’esterno del teatro veniva esposto il cartello, cioè un manifesto realizzato su carta da imballaggio che veniva incorniciato e sul quale venivano dipinte le scene salienti dell’opera. Agli inizi del’ 900 i catanesi volevano un pupo che li rappresentasse e Raffaele Trombetta li accontenterà. Nel 1905 il  giornalista Giuseppe Malfa scrisse la storia e la pubblicò in dispense, riscrivendola con delle differenze. Ma i pupari non si ispireranno al romanzo del giornalista, preferendo l’originale. Va detto che in quel periodo a Catania si vendevano i romanzi a dispense, che erano proprio le fonti letterarie dell’opera dei pupi.

Maria Antonietta Maiuri non è nuova a pubblicazioni sull’argomento. Il suo primo libro, Noi Pupari, è stato pubblicato nel 2006 e rappresenta il colpo di fulmine della scrittrice nei confronti dell’opera dei pupi. «Nel 97 ho rischiato di morire – spiega ancora l’autrice del libro – Così ho deciso che dovevo lasciare il segno oltre la morte, raccontando la mia passione per Catania. Sono un’amante delle tradizioni e all’epoca, girovagando x San Cristoforo, ho conosciuto i fratelli Napoli, che avevano una bottega in via Reitano. Frequentandoli ho capito quanto amore c’era da parte dei catanesi nei confronti dell’opera dei pupi. Anche il nostro linguaggio è intriso di questa arte, basti pensare a frasi come “sta facennu l’opira” oppure “si’ Malaguerra”. La mentalità del catanese medio del ‘900 deriva dall’opera dei pupi. In seguito, dal 1950 in poi, l’avvento di tv e radio ha segnato la graduale scomparsa di quest’arte».

12 febbraio 2017

Articoli Consigliati

Top