Ti trovi qui
Home > Ambiente > Il dissesto idrogeologico: condizione che si ripropone a ogni pioggia

Il dissesto idrogeologico: condizione che si ripropone a ogni pioggia

Piove. Fatto consueto. A dover essere inconsueto però è il danno subìto dal territorio se la pioggia diventa abbondante. Danni ormai frequenti, troppo, e di inconsueto resta l’eccezionalità di fenomeni rari, come la neve a bassa quota, per esempio, che in Sicilia paralizza interi territori. Neppure un mese fa le immagini di una Sicilia imbiancata hanno tenuto banco per settimane. Le conseguenze di piogge violente sono cronaca attuale. E ormai quasi sempre inevitabile. E spesso l’epilogo può diventare drammatico. Gli esperti  parlano di dissesto idrogeologico del territorio. Ma cosa vuol dire?
«Sono azioni combinate di eventi meteorologici, forza di gravità e condizioni morfologiche del territorio a determinare effetti in grado di produrre modificazioni permanenti o temporanee dell’ambiente naturale». Linguaggio tecnico, questo della Protezione Civile, per definire un dissesto idrogeologico. Tradotto significa che ci troviamo di fronte a una frana o ad una inondazione, e questo giusto per fare due esempi.
Ma nella storia recente siciliana quali sono stati gli episodi, legati a questo fenomeno, rimasti nella memoria degli isolani? L’elenco di episodi del genere, in Sicilia, è tutt’altro che breve e non basterebbe qualche ora per metterli in ordine temporale e descriverli.
Restando in tempi recentissimi: la settimana scorsa, ennesima allerta meteo con codice rosso in tutta la Sicilia orientale. Da sabato sera a domenica pioggia torrenziale, fiumi esondati, frane e poi la notizia peggiore: quella violenta bomba d’acqua che si è abbattuta in Sicilia ha fatto una vittima. Ancora una.  Si tratta di un uomo di 67 anni annegato dopo essere stato travolto dal torrente Platani esondato per le piogge torrenziali. È successo a Castronovo di Sicilia, nel Palermitano. Nel novembre del 1993, quello stesso corso d’acqua, era esondato. L’alluvione, in quel caso, aveva coinvolto la Sicilia centrale, da Campofranco a Mussomeli, fino a Racalmuto.
13 marzo del 1995: Acireale, Giarre, Riposto e Mascali – siamo lungo il versante jonico della Sicilia – si svegliano sotto una pioggia battente. Poi le strade diventano autentici fiumi. Sei persone morte: 3 a Giarre, padre e figlio, 2 ad Acireale, 1 la vittima a Mascali. Un territorio messo in ginocchio dalla potenza della pioggia.
15 ottobre 2003, a Catania, una pioggia che non dà tregua. Una ragazza cade dal suo mezzo a due ruote e annega, travolta da quel nubifragio.
Passano sei anni, è il 1º ottobre del 2009. I Comuni messinesi di Giampilieri superiore, Altolia, Briga superiore e Scaletta Zanclea vengono coperti da una colata di fango e detriti. Imponente la massa di acqua caduta. 37 i morti, tra cui anche bambini. Oltre mille gli sfollati. E ancora nel Messinese, pochi mesi dopo, a febbraio 2010 a San Fratello, una frana colpisce il territorio alle pendici dei Nebrodi. Centinaia le persone allontanate dalle proprie abitazioni. E l’ordinanza di sgombero arrivò anche a Tusa per una ventina di famiglie. Stesso provvedimento a Sant’Angelo Di Brolo. Nel 1922, un episodio simile era già accaduto e nelle stesse zone. Pochi mesi fa, lo scorso 25 novembre, ancora un’ondata di maltempo. La Sicilia messa in ginocchio da Messina ad Agrigento. Il bilancio: a Sciacca un allevatore di 60 anni risulta ancora oggi disperso e nel Messinese un 74enne è morto, trascinato via dall’acqua.


Ma come descrivono gli esperti il rischio idrogeologico e idraulico? Due condizioni indicate nei casi di allerta meteo. 
«L’idrogeologia è la disciplina delle scienze geologiche che studia le acque sotterranee – scrivono dalla Protezione Civile nazionale – anche in rapporto alle acque superficiali. Nell’accezione comune, il termine dissesto idrogeologico viene invece usato per definire i fenomeni e i danni reali o potenziali causati dalle acque in generale, siano esse superficiali, in forma liquida o solida, o sotterranee. Le manifestazioni più tipiche di fenomeni idrogeologici sono frane, alluvioni, erosioni costiere, subsidenze e valanghe. Nel sistema di allertamento il rischio è differenziato e definito come: il rischio idrogeologico, che corrisponde agli effetti indotti sul territorio dal superamento dei livelli pluviometrici critici lungo i versanti, dei livelli idrometrici dei corsi d’acqua della la rete idrografica minore e di smaltimento delle acque piovane. Il rischio idraulico, che corrisponde agli effetti indotti sul territorio dal superamento dei livelli idrometrici critici (alluvioni) lungo i corsi d’acqua principali».

In Italia il dissesto idrogeologico rappresenta un problema diffuso senza alcuna distinzione di territorio. Da Nord a Sud, l’Italia è un Paese “fragile” ma a renderlo ancora più fragile è la mano dell’uomo. Una progressiva urbanizzazione, l’abusivismo edilizio e poi un continuo disboscamento e un uso di tecniche agricole incurante dell’ambiente  hanno certamente contribuito ad appesantire la condizione di fragilità territoriale.

29 gennaio 2017

Articoli Consigliati

Top