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“La Straniera”, un successo che segna l’inizio di una nuova stagione

“La Straniera” opera che consacrò il compositore Vincenzo Bellini padre dell’opera romantica, ha inaugurato la stagione lirica del Teatro Massimo Bellini di Catania, ma non solo, con essa si è dato il via al Teatro Bellini Festival che si protrarrà lungo tutto l’anno con una serie di eventi di rilievo.

Una scelta importante quella de “La Straniera” che, secondo il sindaco Enzo Bianco e il sovrintendente del teatro Roberto Grossi, punta al rilancio a livello internazionale del teatro catanese, seguendo una strategia compiuta nel segno dello straordinario repertorio del compositore etneo.

Il melodramma è diviso in due atti, scritto dal librettista Felice Romani a cui Vincenzo Bellini ha elaborato una drammaturgia musicale che ha decretato la nascita di un nuovo genere quello dell’opera romantica, segnando uno confine netto con i compositori a lui antecedente. La trama di Romani si basa su una fonte letteraria, il romanzo l’Èntrangére di Charles D’Alincourt.

Sin dalla sua prima messa in scena nel 1830 La Straniera riuscì a essere un vero capolavoro d’avanguardia e ancora oggi la rappresentazione ha affermato la sua intensità e bellezza. Tra i lustrini e i papillon del numeroso pubblico, che ha partecipato a questa prima assoluta, facendo rivivere al Teatro Massimo Bellini i fasti di tempi lontani, si è aperto con non poche difficoltà il sipario.

Da subito la scelta surreale del regista ha affascinato gli spettatori. Il palco è stato, per l’occasione, trasformato nel lago di Montolino, luogo in cui si svolge il triste esilio di Alaide, allontanata dal suo regno e costretta a vivere celando la sua identità, per questo chiamata da tutti la Straniera e temuta come una strega. Alaide doveva essere interpretato dal soprano belliniano Daniela Schillaci attesa dal pubblico, ma purtroppo a causa di una bronchite il ruolo è passato al secondo soprano Francesca Tiburi che ha saputo, con il suo bel canto, sostenere egregiamente la parte.

Elegante ed equilibrata l’interpretazione del tenore Emanuele D’Aguanno nel ruolo di Arturo, perdutamente innamorato della Straniera ma promesso sposo di Isoletta, altra donna cardine dell’opera belliniana che in questa messa in scena ha subito un inaspettato esito. Il mezzosoprano che doveva interpretare Isoletta ha dovuto anche lei declinare per motivi di salute, al suo posto sul palco e andata in scena un’attrice muta mentre dalla buca dell’orchestra il mezzosoprano Sonia Fortunato ha donato voce ai suoi gesti. Una pecca nell’allestimento, una scelta infelice, probabilmente l’unica possibile, ma la buona esecuzione della Fortunato ha reso il tutto superabile.

Forte e sicura anche le voci di Valdeburgo interpretato da Enrico Marucci, impeccabile e potente la vocalità di Riccardo Palazzo che ha vestito i panni dell’enigmatico Osburgo. L’orchestra diretta dal maestro Rolli e il coro hanno accompagnato l’intera opera con un’esecuzione equilibrata, resa difficile dalla presenza dell’acqua nel palco dove gli schizzi e i passi dei personaggi si sono trasformati anch’essi in elementi musicali.

La regia essenziale di Cigni basata su giochi di riflessi e d’immagini ha incantato il pubblico che, sin da subito, ha risposto positivamente all’opera, facendo ben sperare per il futuro del teatro.

23 gennaio 2016

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