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Frode carburanti: mille euro per “nespola” e l’intervento di “brioche”

CATANIA

Per tutti era “brioche”. Fra di loro lo chiamavano in codice. Ma lui era Francesco Tomarchio. Le immagini del sistema di videosorveglianza della zona lo mostrano in azione: il tecnico del gruppo criminale. Dipendente di un’azienda che si occupava della manutenzione degli impianti, era esperto nella manomissione del conta-litri delle colonnine dei distributori di carburante. Grazie a lui i contatori venivano contraffatti sia per eludere i controlli fiscali sulle giacenze del gasolio sia per raggirare le ispezioni delle società petrolifere. Con questo escamotage il prodotto di contrabbando erogato non veniva contabilizzato e la truffa era fatta.

Due i sistemi di frode smascherati durante l’operazione della Guardia di finanza denominata “Nespola”: il primo prevedeva l’utilizzo di gasolio agricolo,  sottoposto a tassazione agevolata, che veniva prelevato da un deposito di Scordia gestito dalla G P carburanti dei Fratelli Mauro e Augusto Pillirone. Attraverso la falsificazione dei libretti UMA  (UTENTI MACCHINE AGRICOLE) veniva venduto ad autotrasportatori  mediante rifornimenti abusivi effettuati in zone di sosta e capannoni.

Con il secondo sistema, invece, il gruppo criminale prelevava il carburante da alcune raffinerie siciliane e campane sotto la copertura delle società COMECO di Siracusa e Petrol Service di Catania e in questo modo riusciva ad evitare l’applicazione dell’Iva al 21%. Come? Sempre tramite l’utilizzo di false dichiarazioni d’intento emesse dalla società “cantiera” campana Gisape amministrata da Luigi Barbato (titolare di un salone di parrucchiere). Così il prodotto era fittiziamente destinato all’estero in esenzione di imposte.

A fare da anello di congiunzione fra il gruppo criminale e i titolari di distributori compiacenti era Sergio Leonardi collaborato da Eugenio Barbarino (titolare della Petrol Service), Alessandro Tirenti a capo della Tiroil e Damiano Sciuto. Poi c’erano anche Giuseppe Forte, pensionato catanese e broker nel settore del gasolio agevolato, aiutato dal figlio Salvatore e Salvatore Messina, figura organica al clan Cappello Bonaccorsi, attualmente in carcere ma con un ruolo di rilievo nella distrazione dagli usi consentiti del gasolio agricolo e nella ricerca di canali occulti di approvvigionamento.

Parlavano in codice e per ogni “nespola” pronunciata erano mille euro incassati dai truffatori del carburante.

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