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«Siete stati bravi a trovarmi». Andrea Nizza e i suoi “pizzini”

CATANIA

Lo stipendio gli arrivava dai Nizza. Li vedete in foto, Mario Finamore e Amalia Arena. Non avevano contatti di affiliazione ma erano loro a proteggere il superlatitante Andrea Nizza che da un anno circa viveva in una lussuosa villetta di Viagrande. Nel contratto di affitto stipulato online avevano prestato il loro nome e in cambio ricevevano denaro ogni mese.

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Andrea Nizza era ricercato da anni e il suo nome, nero su bianco, spuntava nell’elenco dei 100 latitanti più pericolosi del Ministero dell’interno. Ma nella notte fra sabato e domenica i carabinieri lo hanno arrestato. «Siete stati bravi, non era facile trovarmi». Queste le parole che il boss è riuscito a pronunciare vedendo i militari piombargli in casa. E si, anni di indagini per chiudere il cerchio della sua latintanza. In quella villetta in provincia di Catania, non gli mancava alcun confort: aveva anche una palestra e per comunicare con l’esterno e continuare a gestire gli interessi del clan utilizzava i “pizzini”.

Andrea Nizza

Così teneva le fila del commercio di droga nelle piazze di spaccio dei quartieri di Librino, San Giovanni Galermo e San Cristoforo. E grazie ai cospicui guadagni è riuscito, nel tempo ad acquisire un peso notevole all’interno del clan Santapaola-Ercolano. Quei soldi, infatti, servivano per reclutare e retribuire centinaia di affiliati, le loro famiglie e acquistare la droga. Per rendere l’idea, i Nizza riuscivano a portare a casa quotidianamente circa 80 mila euro.

Ieri l’arresto mentre era in compagnia della moglie incinta e dei due figli piccoli dopo che a Gennaio 2015 era stato raggiunto da un decreto di fermo per estorsione e usura nei confronti di un imprenditore di Mascalucia; e sempre nel 2015 era stato colpito da un ulteriore provvedimento restrittivo durante l’operazione Carthago per associazione mafiosa, armi e traffico di stupefacenti. Quindi la latitanza… di Andrea Nizza si erano perse le tracce almeno sino a ieri

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