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Una moneta per la Sicilia? Possibile. Costa (Siciliani Liberi): «Abbassare Irpef e Iva»

PALERMO

«Vogliamo che l’Italia riconosca alla Sicilia lo status di Zona Economica Speciale come è previsto per tutte le zone insulari dell’Unione Europea, come le Canarie, la Corsica, le Azzorre o le isole dell’Egeo. La Zes consentirebbe di determinare autonomamente i nostri tributi in maniera sostitutiva e non aggiuntiva rispetto a quelli erariali».
Lo ha detto il presidente di “Siciliani Liberi”, Massimo Costa, durante un forum organizzato dall’ITALPRESS, in merito al programma politico del movimento indipendentista in vista delle prossime elezioni regionali.
«Il nostro obiettivo – ha continuato – è portare in Sicilia l’Irpef al 20% e l’Iva al 10%. A livello regionale però questo non basta. Il nostro è un modello sovranista. Siamo fermamente contrari alle degenerazioni della globalizzazione», che si chiamano, ad esempio, “Ttip e moneta unica”.

Massimo Costa - Ultimatv

Per Costa, infatti, «un settore che deve rimanere pubblico, e che oggi non lo è, è l’emissione della moneta. Pochi sanno che la moneta di fatto non è più gestita dagli Stati ma è endogena, cioè gestita dal sistema bancario privato. Vogliamo restituire al pubblico questa funzione, che ceduta ai privati ha creato solo bolle speculative e austerity. Ovviamente dopo anni di moneta unica mi rendo conto che dall’oggi al domani non possiamo battere una moneta nostra. C’è bisogno – ha sottolineato – di una lunga fase intermedia di transazione con una moneta complementare regionale. L’abbiamo già brevettata: un certificato di credito fiscale valido solo in Sicilia da usare al fianco dell’euro, che dovremmo comunque tenere per molti anni. Non si può continuare ad andare in una direzione che ha portato alla desertificazione produttiva e industriale nei Paesi del Sud Europa – ha concluso Costa – e all’invasione di prodotti di scarsa qualitàaNCHE LA in concorrenza con i prodotti siciliani di eccellenza. I partiti italiani a Bruxelles non ci rappresentano e ci fanno invadere dall’olio tunisino e dal mandarino marocchino».

13 gennaio 2017

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