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Operazione “Linea d’addio”: 9 arresti tra Capo d’Orlando e Patti per rapina aggravata

MESSINA

Sono stati acciuffati i componenti della banda che lo scorso ottobre si erano resi responsabili di una drammatica rapina con sequestro di persona ai danni di una coppia di anziani.

Questa mattina è stata eseguita l’ordinanza a carico di nove persone: in carcere son finiti Gianluca Terrana, di Termini Imerese, ritenuto il capo della banda;  Antonino La Bua anch’egli di Termini Imerese e Robert Costantin Aioani, Iulian Georgian Hatos ed un minorenne tutti di nazionalità rumena. Agli arresti domiciliari Giuseppe Augetto e Francesco Lamia, di Termini Imerese. Obbligo di dimora per Franco Galati Rando di Tortorici e per Angelo Incardona di Campofelice di Roccella, ambedue considerati i basisti.

Nella notte tra il 15 e il 16 ottobre i malviventi, incappucciati e armati di coltello e mannaia, hanno sorpreso nel sonno marito e moglie di Capo d’Orlando, in vacanza nella loro casa di campagna, tra Ucria e Floresta, derubandoli di tutto ciò che di valore i due possedevano, compresi i gioielli che avevano addosso. Si sono poi fatti consegnare le chiavi dell’abitazione di Capo d’Orlando estorcendo loro i dettagli necessari per trovare e aprire la cassaforte.

E mentre una parte della banda raggiungeva Capo d’Orlando e svuotava il secondo appartamento, i compari sequestravano in casa loro le vittime. Se ne sono andati solo dopo lunghe ore di terrore, portando via telefonini e persino l’auto di famiglia.

Il gruppo era perfettamente organizzato e autore di molti altri furti in abitazioni, per lo più ville isolate.

OPERAZIONE linea d'addio - UltimaTv

Dal gergo militare utilizzato, la denominazione dell’operazione “Linea d’addio”, attuata dagli uomini del Commissariato di Patti, coadiuvati dalle Squadre Mobili di Messina e Palermo e dai Commissariati di Capo d’Orlando, Termini Imerese e Partinico. La misura cautelare è stata emessa dal Gip, Andrea La Spada, su richiesta del Sostituto Procuratore di Patti, Giorgia Orlando.

Le indagini sul grave episodio di Ucria sono scattate immediatamente dopo la denuncia da parte delle vittime. Gli investigatori sono partiti dal traffico veicolare su strade ed autostrade e dall’analisi delle immagini di decine di sistemi di videosorveglianza, installati nei vari comuni presumibilmente attraversati o anche solo sfiorati dai malviventi. Si è poi passati allo studio del voluminoso traffico telefonico, agganciato nella notte del delitto dalle celle dei gestori telefonici sul territorio di decine di comuni di più province siciliane, e all’intercettazione delle conversazioni registrate su alcune utenze individuate come sospette. I primi risultati hanno permesso di concentrarsi sulla figura del basista, identificato in un noto pregiudicato tortoriciano e sull’ipotesi investigativa che la rapina di Ucria rientrasse in una serie di simili fatti, compiuti da veri e propri professionisti del crimine. Tutto riconduceva, infatti, ad una banda costituita da uomini del palermitano e cittadini rumeni, operante nella provincia del capoluogo siciliano, ma abituata a frequenti incursioni anche in quelle limitrofe, soprattutto in quella messinese, avvalendosi di una rete di fonti che selezionavano gli obiettivi sul territorio e mettevano a disposizione dei complici le informazioni utili. Imprese criminali sapientemente celate nelle conversazioni pianificatorie, col ricorso a metafore calcistiche (“belle partite da giocare” […] “un intero campionato bellissimo”) che, nei concitati momenti dell’esecuzione materiale dei colpi, cedevano il passo al gergo militare (“operazione Linea d’Addio è incominciata, già è aperta! [….]Stiamo iniziando l’intervento, già l’hanno cominciato ad aprire, già è a posto, aperta!”).

Tra gli altri colpi, quello avvenuto nella prima mattinata del 14 novembre 2016 a Sant’Agata Militello. Ma stavolta alcuni componenti della banda, sorpresi dai sistemi di allarme e dal successivo intervento della Polizia del locale Commissariato, erano stati costretti a darsi ad una rocambolesca fuga.

L’operazione della Polizia di Stato ha fermato la pericolosissima banda criminale in un momento di piena attività ed in cui non si esclude che stesse organizzandosi per elevare ulteriormente il livello di aggressività e pericolosità della sua azione.

Durante le perquisizioni domiciliari effettuate stamani dai poliziotti è stata rinvenuta una pistola calibro 6,35 con relativo munizionamento, due pistole giocattolo e la somma di 3.000 euro.

12 gennaio 2017

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