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Compie 75 anni, ma cinquantacinque anni fa i medici lo davano spacciato entro due

«Ricordatevi di guardare le stelle e non i vostri piedi… Per quanto difficile possa essere la vita, c’è sempre qualcosa che è possibile fare, e in cui si può riuscire».

È il fisico che ha sdoganato la scienza una volta per tutte, facendola uscire dai laboratori poco illuminati dov’era rintanata sino ad allora. Ha fatto diventare cool il nerd e argomento di rimorchio la teoria delle stringhe.

Stephen Hawking è più che un genio pluripremiato a livello mondiale, ma senza Nobel, un eroe moderno mai fermato dalla propria malattia, anzi tramite essa faro per chiunque getta la spugna davanti a difficoltà apparentemente insormontabili.

Per chi non lo riconoscesse dal nome, Stephen Hawking è «quel tipo strano seduto sulla sedia a rotelle che parla con la voce computerizzata».

Presentato così dalla geniale Lisa Simpson al fratello Bart in uno dei tanti episodi nei quali lo scienziato appare come guest-star ne I Simpson, il Nostro è “il più conosciuto scienziato vivente”, affetto sin da quando era ventenne da SLA e per questo costretto a camminare tramite una sedia a rotelle dotata di controllo tattile, perso nel 2009 a causa dell’aggravarsi della stessa malattia, e sintetizzatore vocale controllato da alcuni, a volte impercettibili, gesti.

A qualche mese dai primi sintomi della malattia, i medici gli diagnosticarono al massimo altri due o tre anni di vita, ma  il suo si è dimostrato essere uno dei rari casi in cui la malattia di Lou Gehrig, o malattia dei motoneuroni, o SLA giovanile, forma molto rara che colpisce prima dei 30-40 anni, e per motivi sconosciuti, più lenta nella progressione della maggioranza delle forme, è meno virulenta e ad un certo punto pare arrestarsi, dopo aver comunque causato grave disabilità fino alla tetraplegia.

S.H. compie oggi ben 75 anni e da oltre cinquanta combatte, insieme alle due donne con cui è stato sposato e dopo aver avuto con la prima ben tre figli, la malattia.

Ai suoi studi si devono diverse teorie scientifiche affrontate e sviluppate quotidianamente nella maggiori università mondiali, tra cui la teoria delle stringhe a cui si deve lo stato di Hartle-Hawking o teoria dello stato senza confini, parte fondamentale del percorso che ha successivamente portato ai suoi studi sul multiverso.

Secondo questa teoria, nella quale hanno sguazzato i comics sin dagli anni ’70, il big bang non fu un evento unico dal quale nacque un solo “universo spazio temporale”.

Il film “La teoria del tutto” è ispirato al libro biografico “Travelling to Infinity: My Life With Stephen” e racconta la vita e la malattia dello scienziato. Eddie Redmayne si è aggiudicato per l’interpretazione l’Oscar come Miglior Attore Protagonista.

«Avevo scommesso con Gordon Kane dell’Università del Michigan che il bosone di Higgs non sarebbe stato trovato. Sembra proprio che io abbia appena perso 100 dollari». 

Verrà soprattutto ricordato per aver semplificato e reso accessibili teorie e discorsi un tempo troppo ostici per i non addetti ai lavori, semplificazioni che hanno permesso a migliaia di ragazzi di avvicinarsi al mondo della scienza e di divenirne parte, ed esperti, ed ha permesso anche a personaggi come Leonard di rimorchiare bellezze del calibro di Penny (cit. The Big Bang Theory).

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Auguri a Stephen Hawking icona pop che, come prima di lui Albert Einstein, ha regalato al mondo “un sapere di cui non sapeva nulla”.

8 gennaio 2017

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