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Furti di rame in Sicilia. Un mercato nero da milioni e in continua espansione

CATANIA

Un giro d’affari a sette zeri ogni anno. Un mercato che non conosce crisi perchè la domanda si fa sempre più grande. Stiamo parlando dei furti di rame in Sicilia. Razzie che a Catania e provincia procurano danni alla collettività per sette milioni di euro. Dalle strade fino alle abitazioni, passando per treni, è un saccheggio continuo che provoca problemi e disagi a non finire. Secondo la speciale classifica stilata dalle Ferrovie dello Stato è la Sicilia la regione d’Italia con più furti di “oro rosso”.

Lo scorso agosto a Palermo sono spariti oltre mille metri di rame. I dati si basano sulle centinaia di segnalazioni che arrivano ai vari comandi di polizia e carabinieri ogni anno. Una minima parte questa se si tiene in considerazione che, sopratutto nel caso del capoluogo etneo, molte volte questi atti criminali colpiscono grossi impianti o immobili abbandonati da anni e, quindi, non c’è denuncia a testimoniare il fatto.

Solo negli ultimi tempi la polizia municipale di Catania, in collaborazione con Guardia di Finanza e Carabinieri, hanno sequestrato circa trenta tonnellate per un valore di 250.000 euro. La continua richiesta di oro rosso è dovuta alle proprietà che il metallo possiede sopratutto in termini di conducibilità elettrica e termica, senza considerare la sua duttilità e malleabilità.

Questo lo porta ad avere una valutazione che si aggira a circa 10 euro al chilo. Le zone dove i furti sono maggiormente frequenti sono i quartieri periferici dove i controlli sono minori ed abbondano gli spazi isolati che offrono vie di fuga in caso di blitz delle forze dell’ordine. La tipologia del furto e della vendita del rame è abbastanza collaudata: di solito tutto si verifica all’interno della stessa provincia perchè il trasporto comporta dei grossi rischi.

Anche gli acquirenti hanno una precisa caratteristica visto che dispongono dei macchinari necessari per trasformarlo e rimetterlo sul mercato. Chi compra al mercato nero rischia da uno a tre anni di carcere per ricettazione. Una volta rilevato il sito, la Procura provvede a porlo sotto sequestro.

6 gennaio 2017

 

 

 

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