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Ospedali siciliani, aumentano le aggressioni al personale sanitario. «Abbiamo paura»

Negli ospedali siciliani aumenta il numero delle aggressioni a medici e infermieri. L’ennesimo caso dell’operatore sanitario picchiato al Vittorio Emanuele ripropone con forza l’esigenza di risolvere un problema fattosi insostenibile. Nel 2016 le aggressioni registrate sono state 17, un record. L’escalation di violenza nei confronti del personale sanitario è facilmente riscontrabile seguendo i dati divulgati dalle sigle sindacali, che fanno riferimento a 48 aggressioni fisiche avvenute in Sicilia negli ultimi 5 anni. E tante vengono tenute “nascoste” per paura di ritorsioni. Secondo i rappresentanti sindacali, i motivi sono molteplici: l’esasperazione dei pazienti per i lunghi tempi di attesa, la scarsa videosorveglianza, il numero insufficiente di posti letto.

«Dal 2012 ad oggi – spiega Calogero Coniglio, coordinatore nazionale delle sigle Fsi – Usai – siamo passati da 2 aggressioni a 17. Facendo un confronto con i dati nazionali, emerge una relazione tra l’aumento dei casi di violenza e la riduzione dei posti di letto. Inoltre, accade spesso che una risposta frettolosa data da un infermiere, passa per antipatica da parte dell’utenza. In questo modo il cittadino arriva all’esasperazione, alla frustrazione che fa scattare la scintilla. Di qui all’aggressione il passo è breve. Naturalmente, non è il caso dell’ultimo atto di violenza, cioè quello del Vittorio Emanuele. Qui si è trattato di un mero gesto criminale». 

L’emergenza sicurezza passa inevitabilmente dalla certezza di un presidio permanente della polizia in tutti i pronto soccorso, specie negli ospedali di quartieri particolarmente a rischio. Le richieste di intervento inoltrate alle istituzioni, però, secondo Calogero Coniglio, sinora sono rimaste inascoltate. «La nostra battaglia prende avvio nel 2011 – sottolinea il rappresentante sindacale – e ci ha portato, nel febbraio del 2014, a presentare ben 2 interrogazioni parlamentari indirizzate alla Camera, al Senato, e ai Ministri dell’Interno e della Salute. Proprio per risolvere questa continua escalation di violenza. Interrogazioni che ancora, nel 2017, non hanno avuto una risposta. È naturale che gli operatori siano demoralizzati. I cittadini devono sapere che oggi siamo impauriti. Non si può continuare a lavorare così».

4 gennaio 2017

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